Quella che segue è la vera storia di Babbo Natale e il fatto che non possa essere smentita conferma la sua veridicità.
C’era una volta un uomo dai folti capelli rossi, le braccia forti e i denti bianchissimi che si chiamava Nikolas e viveva nei boschi di un paese del Nord e per tutto l’anno rimaneva sempre solo senza ricevere visite e senza poter scambiare qualche parola con nessuno; anche quando andava giù al villaggio per comprare da mangiare la gente intimorita dalla sua stazza e la sua forza lo evitava perché considerato un gigante rozzo e minaccioso anche se aveva un cuore grande e buono. Gli unici suoi amici erano gli animali del bosco e tra tutti le renne erano quelle a cui era più affezionato perché molto docili e mansuete.
Arrivò un altro inverno per Nikolas colmo di neve e di un vento freddo che ululava tra gli alberi; quel giorno era il suo trentatreesimo compleanno e decise di scendere giù al villaggio per comprare del vino e qualche ciambella e festeggiare così in ricordo di quando era piccolo quando la mamma preparava biscotti come regalo di compleanno.
Si avviò verso il sentiero su una slitta che aveva costruito lui stesso trainata da una sua amica renna; mentre attraversava il bosco sentì un lamento provenire in una radura li vicino. Sembrava un pianto pieno di dolore e di spavento. Fermò la slitta e decise di continuare a piedi avvicinandosi verso quel suono. Finalmente scoprì la provenienza di quel gemito infatti trovò un cucciolo di renna dibattersi nella morsa di una tagliola. Nikolas raggiunge il piccolo animale e con tutta la delicatezza che potevano le sue grandi mani liberò il cucciolo di renna. Quando il piccolo fu libero Nikolas lasciò scattare il ferro della trappola con un rumore secco che corse sopra la neve fino alla cima della montagna.
In un baleno tutte le vette iniziarono a brontolare, un boato cupo si sentì per tutta la valle poi Nikolas vide la neve precipitare dalle cime verso il bosco rimasto alle sue spalle. Abbracciò d’istinto la piccola renna cercando di proteggerla quando quell’enorme matassa bianca li travolse trascinandoli e sommergendoli al punto che Nikolas non sapeva più dove fosse il cielo e dove la terra.
Cercava di gridare pur sapendo che nessuno avrebbe potuto sentirlo sotto quella coltre di neve così strinse la renna al suo petto cercando di trasmetterle un Po di calore e di protezione; ben presto il poco ossigeno che era rimasto svanì e tutto si fece buio intorno a loro.
Quando Nikolas si risvegliò si sentì leggero e felice come mai era stato in tutta la sua vita; giunsero davanti ad una porta che sembrava di oro zecchino; la porta dorata si aprì immediatamente e lui e la
sua piccola renna entrarono in un meraviglioso giardino fiorito.
Un angelo completamente vestito di luce li accolse: “Benvenuto Nikolas” esclamò l’angelo “spero che ti piaccia il giardino che abbiamo preparato per te”; “per me?” chiese stupito Nikolas “io non sono così importante da meritare che qualcuno si preoccupi di accogliermi” “oh si, invece” riprese l’angelo “tu per noi sei molto importante, tutti quelli che soffrono durante la loro vita terrena qui sono i primi per il nostro Signore. Piuttosto dimmi; c’è qualcosa che rimpiangi di quella vita che hai passato per lo più da solo?” “Rimpiango di non aver potuto vedere ogni giorno il sorriso dei bambini, di non averli fatti giocare insieme a me quando al villaggio mi guardavano incuriositi, ma d’altronde, le loro madri e i loro padri non mi hanno mai permesso nemmeno di avvicinarli o di intagliare almeno un giocattolo per loro” “davvero questo ti è mancato?” chiese l’angelo “oh si!” rispose Nikolas “ i bambini sono innocenti come i miei amici animali, loro non si sono mai fatta meraviglia per i miei abiti poveri o perché non avevo modi raffinati. I bambini sono buoni e hanno bisogno delle nostre carezze e dei nostri baci.”. “Ciò che dici è molto bello” riprese l’angelo “e io credo che chi può decidere per te saprà darti la possibilità di realizzare questo tuo piccolo sogno, Attendi qui”.
Dopo un Po l’angelo fece ritorno e disse “Bene, il nostro Signore ti darà la possibilità di esaudire il tuo desiderio di far felici i bambini di tutto il mondo almeno una volta l’anno. “e se qualcuno mi riconoscesse? Nuovamente prenderebbe spavento del mio aspetto di uomo dei boschi” “non preoccuparti” lo rassicurò l’angelo “prova a specchiarti” Nikolas stentò a riconoscersi, i suoi capelli erano bianchi e la sua barba folta e lunga, le sue vesti erano fatte di un pesante panno rosso con i bordi ricoperti di una soffice e candida lana, una robusta cintura di cuoio nero e due stivali completavano il suo nuovo abbigliamento. “Sei soddisfatto ora?” chiese l’angelo “si” rispose Nikolas “non ti chiedi perché ti ho vestito così?” “Perché” chiese il taglialegna; “la tua barba e i tuoi capelli sono bianchi come la neve che ti ha portato fin qui, mentre il tuo vestito è rosso come il fuoco del tuo cuore e del tuo amore, il nero dei tuoi stivali e della tua cintura ti ricorderanno invece la cattiveria degli uomini che tu hai conosciuto e che non dovrà MAI turbare il sorriso dei bambini nella festa di Natale”.
Detto questo l’angelo svanì e Nikolas si risvegliò nel suo letto al calduccio. Pensò di aver sognato ogni cosa e decise di alzarsi ed uscire all’aperto ma non appena uscì in cortile non seppe credere ai suoi occhi; la sua umile casetta non c’era più, al suo posto un grande palazzo tutto illuminato con un giardino bellissimo di piante e di fiori tra le quali il pungitopo e l’agrifoglio; sul fianco di questo enorme edificio una costruzione più bassa anche questa illuminata da cui proveniva un tintinnio di campanelli. Nikolas aprì il grande portone e vide una gigantesca slitta delle nevi attaccata a 12 bellissime renne a capo delle quali vi era quella salvata dalla valanga ora molto più forte e cresciuta nel pieno della sua maturità.
Nikolas non poteva credere ai suoi occhi quando alcuni elfi lo strattonarono per la giubba portandolo in un ampio edificio dove tantissimi giocattoli di ogni tipo e dimensione attendevano di essere incartati e caricati sulla slitta e su una parete una miriade di caselle di legno che sembravano cellette di un alveare. Su ognuna di queste vi era il nome di un paese e al suo interno tantissime letterine che i bambini di ogni parte del mondo avevano spedito a Babbo natale. Tra tutte una casella molto più grande delle altre dove venivano inserite tutte quelle letterine che contenevano richieste di aiuto, pace preghiere e di serenità che erano destinate a Gesù bambino.
Quando tutti i doni e i dolci vennero caricati sulla slitta Nikolas diede il comando di partenza e così iniziò la notte più lunga e magica dell’anno; la stessa che ogni vigilia di Natale si ripeterà per secoli e secoli fino all’eternità.
Fine.
Scritto da Etabeta