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Telefono: dimenticate i cellulari a casa a meno che non li usiate per semplici sms o mms. Le telefonate con i nostri vari operatori sono molto salate. La cosa migliore è acquistare in loco carte prepagate da usare nelle tantissime cabine telefoniche che troverete ovunque per strada. Le troverete da tabaccai, negozi di alimentari ma anche a macchine automatiche alle stazioni dei treni. Ci sono di vari tagli da 5$ a salire, l’importante è chiedere tessere valide per telefonare ovunque nel senso che in commercio ci sono anche tessere per telefonare all’estero valide però solo da certi luoghi (tipo valida solo se sei a Manhattan ma se poi cambi città non ti funziona).Per telefonare con questa tessera si digita il numero verde riportato sopra, poi il pin e successivamente 011(codice internazione)39(italia)e poi il numero voluto con prefisso locale.
Ricordate il fuso, sarebbe opportuno non telefonare dopo metà pomeriggio o rischiate di trovare gli Italiani nel mezzo del sonno.
Corrente elettrica: negli Stati uniti la corrente è a 110V e non 220V come da noi, quindi prima di tutto controllare che gli apparecchi che volete portare con voi siano adatti a tale scopo .In genere oggi i carica batterie di cellulari, videocamere ecc hanno il trasformatore interno. Le prese sono con le linguette senza il maschio della messa a terra, quindi procuratevi degli adattatori prima di partire.
Soldi:Partire con un po’ di dollari in tasca è una buona idea, ricordatevi che vanno prenotati in banca almeno 15 giorni prima. Considerate che anche il negozio più scarso in USA ha la possibilità di poter usare la carta di credito, persino le macchinette automatiche dei biglietti della metropolitana. Gli sportelli automatici poi sono tantissimi, ricordatevi semmai di memorizzare il codice Pin della carta di credito per prelevare dato che il nomale bancomat nostro è inutilizzabile (almeno la maggior parte).
Documenti:Passaporto in regola, e richiedere autorizzazione ESTA per accedere al Visa Waiver Program , cioè per entrare negli USA senza Visto. In ogni modo a bordo dell’aereo vi faranno comunque compilare la carta verde da presentare al vostro arrivo e da riconsegnare prima di ripartire.
Bagaglio: Meglio se leggero all’andata, per visitare bene le città occorre camminare molto, quindi scarpe e abbigliamento comodi .Al ritorno poi avrete tanti bei regali da mettere in valigia!il peso max per valigia è di 23kg e si possono portare fino a 2 bagagli senza pagare la sovrattassa. Il che significa fino a 46kg di bagaglio a testa purché distribuito in almeno 2 valige. Nella zona interna all’aeroporto non si possono portare bevande o bottigliette , ma appena passati i controlli troverete numerosi duty free dove acquistare (ingegnoso non c’è che dire).
Con i bambini:Il viaggio è molto lungo, già questo può scoraggiare molti genitori ma benché non semplice non è nemmeno impossibile. Gli aerei che fanno voli di questo genere dispongono di attrezzature apposite per i più piccoli (culle, fasciatori..)e i più grandi possono sempre vedersi un bel cartone animato sul piccolo schermo personale che ognuno ha a disposizione. Le ore di fuso sono 6 sulla costa Est e se non è facile per noi grandi adattarsi all’istante non è nemmeno per i bambini, ma nel giro di un paio di giorni ci fanno l’abitudine. Se non hanno problemi particolari col cibo troveranno di sicuro qualcosa da mettere sotto i denti. Se però pretendiamo di dargli ogni giorno le cose che abbiamo in Italia mettetevi in testa che non sarà un’impresa facile, soprattutto a livello economico. A quel punto meglio prendere un appartamento in affitto e cucinare con le proprie mani. Per il resto si divertiranno un sacco!

scritto da Haruko

Il mattino dell’8 Luglio abbiamo  preso la metropolitana a pochi passi dal Wellington e siamo arrivati alla Penn Station molto in anticipo per il nostro treno per Philadelphia.
Da New York a Philadelphia ci si arriva in meno di 2 ore di treno e come al solito lì i treni sono molto confortevoli, puliti e con controllori servizievoli che gridano la città di arrivo, simpatica questa cosa no?
Appena arrivati a Philadelphia la prima cosa che ci ha colpiti è stato il gran caldo. New York era molto più fresca e ventilata, lì il sole picchiava impietoso. A piedi ci siamo messi in cerca del nostro albergo che distava circa 1km dalla stazione. Non era moltissimo ma con un trolley, uno zaino a testa e il sole a picco ci è sembrato molto lontano. Il Best Western Hotel non è certo il massimo del lusso e si trova non proprio in centro della città, ma giusto molto vicino al Museum Of Art di Philadelphia meta della nostra prima tappa. Tale museo è famoso non tanto per le opere in esso contenute ma soprattutto per la scalinata che lo precede, la stessa che Rocky Balboa(Sylvester Stallone) percorreva di corsa nell’omonimo film durante gli allenamenti. In fondo alla scalinata possiamo ammirare la grande statua in bronzo dedicata al pugile.
Da lì abbiamo preso la Benjamin Franklyn Pkway per avvicinarci al centro della città. Da tale via si possono ammirare in lontananza i grattacieli della parte commerciale di Philadelphia, si passa accanto al Rodin Museum, al Franklin institute Scienze museum e poi approdare al Logan Circle e Square dove uno pensa di potersi sedere a riposare se non che le panchine sono quasi sempre occupate da nullafacenti e senzatetto. Ebbene a Philadelphia colpisce subito la grande presenza di clochard, in prevalenza persone di colore , ma del resto lì in generale in bianchi sono l’eccezione. C’è da dire che comunque queste persone non recano alcun fastidio, non ti stressano per i soldi, stanno per i fatti loro e basta a sonnecchiare sulle panchine.
La city Hall di Philadelphia è molto bella, come a Toronto anche qua si hanno visioni contrastanti, edifici barocchi ai piedi di grattacieli moderni, ma in questa città gli alti palazzi sono una minoranza, ci sono soprattutto edifici bassi o medi.
Abbiamo proseguito poi per Market Street, la via principale ricca di negozi, centri commerciali , banche, gioiellerie ma soprattutto è la via che porta dritta all’Indipendence National Historic Park quella che fu la culla del governo Americano e dove fu decisa la guerra d’Indipendenza. Fino al 2003 in tale parco risiedeva anche la Liberty Bell che è stata poi trasferita per conto proprio in un edificio personale su Market Street.La campana è in bronzo di quasi 1000kg, fu costruita a Londra e reca una frase tratta dalla bibbia che dice “ Proclamate al libertà in tutte e le terre e i suoi abitanti( Levitico 25:10)”. Fu installata nel campanile della State of House di Philadelphia e veniva fatta suonare nei momenti più importanti, tipo quando avvenne la  lettura pubblica della Dichiarazione d’Indipendenza. Nel 1800 però la campana cominciò a incrinarsi, fu riparata ma alla fine diventò inutilizzabile e quindi fu tolta dal campanile per restare un simbolo della città. Per Accedere alla sua vista c’è da passare il solito controllo di perquisizione ma il biglietto è gratis.
Ci siamo poi diretti verso la South Street, luogo imperdibile di negozietti a prezzi molto onesti. Ma abbiamo visto poco di questa via perché eravamo curiosi di visitare l’italian Market un mercatino all’aperto che la guida consigliava vivamente. Era piuttosto lontano  e purtroppo la fatica non è stata del tutto ripagata in quanto quasi tutti i banchi stavano chiudendo .la guida non specificava che il vivo del mercato era al mattino!Ma non ci siamo demoralizzati e una volta rimessi in forze ci siamo diretti nella Chinatown di Philadelphia che ci avrebbe offerto una lauta cena. I prezzi a Phialdelphia sono ben diversi da New York, dopo giorni di restrizioni si sente allentare la morsa e non temi più che il tuo portafoglio si svuoti. Stanchissimi ma felici siamo rientrati in Hotel molto presto perché francamente, forse il caos di New York ti dava un po’ più di sicurezza a girare per strada. Lì, tra barboni e transessuali a prostituirsi, non c’era molta voglia di girare di notte!
Al mattino abbiamo rifatto la valigia per l’ultima volta, le abbiamo affidate alla vigilanza dell’Hotel e ci siamo incamminati di nuovo per le ultime ore disponibili. Ci siamo incamminati lungo l’infinita Broad Street ricca di istituti d’arte, musica e teatri. Poi abbiamo ripreso la South Street  si trovano tanti negozi di abbigliamento, scarpe, ma anche parrucchieri dove ti fanno le treccine africane e studi dentistici dove non metterei piede neanche morta. Molto muri riportano murales bellissimi!C’è poi un piccolo palazzo rivestito interamente di specchietti rotti, mattonelle, oggetti riciclati, tanto particolare che ne hanno fatto un museo.
Dopo le ultime compere ci siamo incamminati verso l’hotel ma non prima di aver pranzato in un pub ordinando il famoso Philly Cheesesteak, panino ripieno di carne di manzo ricoperta di formaggio fuso. Per essere corretti dovevamo andare a mangiarlo da Pat’s o Geno’s i due ristoranti che si vantano di fare il miglior Philly del mondo, ma erano troppo distanti e onestamente i nostri piedi chiedevano pietà.
Dall’albergo abbiamo preso un taxi per l’aeroporto che è immenso e molto complicato, ma conoscendo il gate giusto si fa in fretta. Un po’ meno di fretta si passano i controlli, meglio arrivare circa 3 ore prima della partenza del volo. Ispezioni minuziose , come sempre le bottiglie per bere sono vietate, ci si deve togliere le scarpe e un addetto controlla uno ad uno il passaporto e il biglietto con una speciale lampadina per scoprire eventuali contraffazioni. La tizia la chek-in mi ha pure rotto per errore una pagina del passaporto!
Insomma, non è facile entrare negli Stati Uniti ma nemmeno uscirne.
Il volo di ritorno è stato assurdo, abbiamo atteso in pista un’ora prima del decollo, poi ci hanno portato la cena dato che erano le 20 circa, poco dopo hanno chiuso i finestrini perché dovevamo dormire dato che saremmo arrivati a Parigi a notte fonda , ma l’ora vera locale sarebbe stata le 8.30 del mattino!Insomma dopo mezz’ora di sonno era giorno pieno e si è fatto colazione. Allo Charles de Gaulle eravamo a pezzi , per fortuna nonostante il ritardo non abbiamo perso la coincidenza per Firenze dato che la tizia “rompi-passaporto” ci aveva consegnato già le carte d’imbarco e i bagagli spediti direttamente a destinazione.
Quindi alle 13.30 circa del giorno 10 Luglio siamo rientrati a Firenze.

scritto da Haruko

Alle ore 7.30 avevamo appuntamento nei pressi della Grand Station col gruppo del tour organizzato. Ho subito individuato una giovane coppia di Italiani, poi un’altra ancora e mi sono detta che la cosa di faceva interessante. Finalmente è arrivata la nostra guida e pure il pullman. Appena saliti ci siamo resi conto che c’erano molte altre persone già a bordo, il pullman si è così diviso in due parti, nel lato posteriore noi e a altre 5 coppie di italiani (quasi tutti in viaggio di nozze) e la nostra guida Vincenzo (italiano di origine ma residente a New York da quasi 30 anni). Nella parte anteriore del mezzo sedevano 16 persone di origine Ebrei, alcuni Israeliani e un paio residenti in loco. Loro avevano poi una guida apposita .Lì per lì mi son sembrate tutte persone di mezza età molto simpatiche ma ho poi scoperto a caro prezzo che in realtà erano dei rompiscatole incredibili, soprattutto che paravano i loro bisogni propri con abitudini religiose (kosher).Quando si è in gruppo bisognerebbe guardare ai bisogni di un po’ di tutti, ma la loro visione religiosa gli impediva di venirci incontro, figuriamoci che neanche li potevamo sfiorare fisicamente in quanto infedeli. E sappiamo bene invece quanto per noi Italiani il contatto fisico sia importante , anche solo il darsi la mano!
Ma certi elementi non hanno comunque sciupato una così bella gita.
Usciti da New York abbiamo preso l’autostrada allontanandoci sempre di più dagli altissimi palazzi della grande mela. Il paesaggio ha così cominciato a mutare diventando sempre più verde e deserto. Le ore scorrevano e nel frattempo abbiamo iniziato a fare amicizia con le altre coppie che venivano da luoghi diversi d’Italia e soprattutto la guida ci ha deliziato con tanti piccole curiosità di New York e sugli Americani in genere.
Discutevamo sul fatto che non esistono i bidet nei bagni, dell’acqua alta nei wc (utile dato che non esistono neanche gli scopini) e dell’aria condizionata al massimo in ogni luogo. Anche in pullman avevamo lo stesso problema, ogni tanto imploravamo l’autista che abbassasse un po’ quella freddura ma non è semplice fare capire certe cose. Gli Americani amano le cose fredde e ghiacciate, che siano bibite o locali.
La nostra prima tappa è stata alle Seneca Falls a cui si accede tramite numerosi percorsi boschivi partendo proprio dalla sonnacchiosa cittadina di Seneca luogo dove nacque il primo movimento americano per i diritti delle donne. Dopo la visione di queste cascate, e riempito il pancino al solito Burger King, abbiamo ripreso il viaggio nella regione Finger Lakes. La regione dei Fingar Lakes è composta da 11 laghi stretti e lunghi,numerose aziende vinicole e paesaggi collinari dove si incontrano paesini minuscoli che sembrano usciti da qualche fiaba. Casette di legno colorate circondate da graziosissimi giardini curati all’inverosimile. Ogni tanto si incontravano persone a bordo si tagliaerba a motore. Credo che quello sia l’hobby per eccellenza del luogo anche perché a molte ore dalla vera vita mondana, cos’altro si potrebbe fare oltre che il giardinaggio?
Proseguendo a Nord abbiamo incontrato e costeggiato le rive del grandissimo lago Ontario.Da lì proseguendo oltre Buffalo si approda alle Niagara Falls (sempre nello Stato di New York). Appena arrivati ci siamo messi subito a correre per non perdere l’appuntamento con la Maid Of The Mist, cioè la barca che ti porta sotto le cascate. Quindi abbiamo rimandato foto e filmati dall’alto per affrettarci a fare i biglietti d’ingresso e indossare il caratteristico k-way azzurro di nylon che ti forniscono per non bagnarti. Cose che poi ho scoperto serve molto a poco. Il giro in battello è molto veloce, in pochi minuti si arriva sotto alle cascate Americane (Lunghe circa 300mt e alte circa 60mt), bellissime, irregolari, in un punto una grande roccia separa la parte più estesa cerando una piccola (si fa per dire) cascata chiamata “il velo della sposa” in quanto la massa d’acqua turbinosa e spumeggiante è di un bianco fenomenale. Il Maid of The Mist prosegue poi verso la parte delle Niagara Falls Canadesi che sono a mio parere molto più belle delle precedenti. Questa parte di cascate (lunghe circa 700mt e alte 50mt) hanno la caratteristica forma a ferro di cavallo e la potenza delle acque in quel punto è indescrivibile. La parola Niagara secondo la lingua dei nativi significa proprio “acque arrabbiate” e credetemi, mai nome fu più azzeccato di questo.
Sul battello chiaramente gli spruzzi dell’acqua sono tanti, in alcuni punti è anche impossibile fare fotografie se non si vuole bagnare completamente la macchina fotografica. Per di più l’acqua arriva a fiotti sul pavimento del battello e quindi si bagnano completamente le scarpe.
Una volta tornati a terra ci hanno accompagnati da un punto di osservazione detto Isola delle Capre e i pochi minuti a disposizione forniti dalla cara guida Ebrea sono comunque bastati per scattare un po’ di foto.
La giornata però non era finita, attraversato il lungo ponte sopra le cascate abbiamo varcato il confine Americano e fatto ingresso in Canada nella città di Niagara. Essa è una cittadina un po’ particolare, consta di un un’unica via principale (neanche molto lunga) in cui sembra di essere a Las Vegas.Ci sono locali e negozi stratosferici, stranissimi, con personaggi enormi e colorati in plastica che si muovono o emettono suoni. Fuori da questa strada c’è il nulla. Solo poche case e hotel. C’è anche un casinò, nostra meta per la cena dopo aver depositato i bagagli al Super 8 Hotel. La cena è stata favolosa!si paga una quota d’ingresso (18$ Canadesi) e poi si mangia a buffet. Inutile dire che dopo giorni di hamburger e patatine la visione di tutti quei cibi ci ha mandati in visibilio.
Usciti da lì con almeno 2kg in più in pancia, abbiamo fatto un giro in questa strana città fermandoci però a deliziarci gli occhi con la visione delle cascate in versione notturna. Dal promontorio di Niagara vengono sparati fasci di luce colorate che le rendono a dir poco spettacolari.
Il giorno 6 Luglio è iniziato con una bella colazione a base di pancakes e sciroppo d’acero (il famoso sciroppo Canadese!) e poi partenza per vedere di nuovo le cascate da sopra.
Poi abbiamo proseguito il viaggio di poco per fermarci (giusto pochi minuti) a guardare un orologio composto da fiori. Non è che fosse un granché ma almeno il panorama era molto bello. Infine ci siamo fermati alla desertissima cittadina di Niagara on the Lake.Davvero carina e caratteristica, i negozi hanno oggetti d’antiquariato, artigianali del luogo e non manca il tipico negozio “Just Crhistmas” aperto tutto l’anno per gli appassionati del Natale.
La nostra metà del giorno era Toronto ma nel tragitto ci siamo fermati a osservare un barcone che attraversava uno stretto del canale artificiale di Rideau, una cosa noiosissima e senza alcuna attrattiva.
Per fortuna la visione di Toronto ci ha risollevato il morale!è una grande città che vanta più di 2 milioni persone le quali non si sa dove siano dato che le strade sono pressoché deserte. In realtà siccome per molti mesi dell’anno il freddo fa da padrone (per capirsi -20° in inverno è normale), la gente è abituata a spostarsi negli innumerevoli tunnel sotterranei. E’ comunque una città molto bella, intervallata da grandi palazzi moderni a edifici in stile antico. Fra tutti i grattacieli spicca poi la CN Tower un’antenna che con i suoi 553mt si aggiudica i primi posti tra le strutture più alte del mondo. Nel tour era prevista la visita ci circa 2 ore al centro commerciale Eaton Centre, ma l’ultima mezz’ora io e mio marito ci siamo allontanati dai negozi per scappare alla vicinissima City Hall e devo dire che è stata una scelta azzeccatissima.

Ritrovato tutto il gruppo abbiamo visitato il Parlamento di Toronto e ci hanno fatto visitare anche la sala principale dove custodiscono lo scettro d’oro un oggetto fondamentale dato che senza questa “presenza” non è possibile prendere nessuna decisione. Il parlamento è costituito da due ali, tutte e due in origine erano formate da colonnati di legno, ma poi una parte andò a fuoco e le colonne furono ricostruite con il nostro bel marmo di Carrara.Queste colonne bianche però, una volta arrivate a Toronto, vennero fortemente criticate dagli acquirenti in quanto presentavano strane e antiestetiche venature in molte parti. I Candesi esigevano quindi un rimborso ma da un esame più accurato vene scoperto che tali venature non erano altro che fossili di qualche animale preistorico. A quel punto gli Italiani (che come al solito si fanno riconoscere ovunque), erano ben lieti di riprendersi le colonne incriminate ma i Canadesi preferirono tenersele. Dopo questa gita molto istruttiva ci aspettava però una brutta sorpresa, una signora del nostro gruppo non trovava più il cellulare e convinta di averlo perduto al centro commerciale siamo rimasti chiusi in autobus 2 ore per farglielo ritrovare per poi scoprire che lo aveva lasciato a Niagara.Da ucciderla insomma!
Siamo così arrivati nella tranquilla cittadina di Gananoque al Clarion Inn con un ritardo mostruoso, pena: quasi tutti i locali del posto erano già chiusi per riuscire a cenere. Non è che fosse chissà che ora della notte, si parla delle 21 ma usanza vuole che questi posti molto deserti chiudano presto, in giro per il paese c’eravamo solo noi!Abbiamo poi cenato in un pub Inglese (gestito da Inglesi e quindi più inclini a far tardi come noi altri Europei) e dopo a nanna.
Il mattino del giorno 7 si è presentato con una pioggerella fitta e insistente, nonché un freddo allucinante. Ma ciò non ci ha fermati dal prendere il battello per visitare le bellissime Thousand Islands (mille isole). Tali isole, che sono circa 1890, si trovano a est del lago Ontario sul fiume San Lorenzo. Un tempo era solo il luogo di villeggiatura di ricconi, ma oggi è frequentato un po’ da tutti. Alcune di queste isole sono piccolissime, una per dire è costituita da un’unica casettina senza neanche un minimo di giardino intorno, esci di casa e metti i piedi in acqua. Tale isola è chiamata “isola della suocera” cosìdetta in quanto un genero un po’ mattacchione ci lasciava la suocera in “villeggiatura” per 6 mesi all’anno. Peccato che la lasciasse senza una barca e lei non era capace di nuotare!C’è poi un’isola completamente scolpita a forma di cuore su cui sorge un castello da oltre 120 stanze costruito da un ricco nobile per amore della moglie Louise. Purtroppo la donna non vide mai la fine dei lavori al castello in quanto morì dopo 4 anni dall’inizio della costruzione. I lavori vennero interrotti dal marito affranto e proseguiti poi da successivi possessori di questo splendido maniero.
Due isolette minuscole sono unite da un ponticello, questo vanta il record del ponte confine più piccolo del mondo (solo 10 metri) che divide gli Stati Uniti dal Canada.
Insomma, molte di queste isole sono uniche davvero interessanti. Purtroppo il tempo avverso e soprattutto il freddo ci ha impedito di godersele come meritavano, ma è stata lo stesso una bella esperienza.
E così il tour organizzato è terminato ma non prima di aver di nuovo perso due ore fermi in autobus al confine perché di nuovo, una del gruppo Israele ci ha messo nei guai. Stavolta perdendo la carta verde dal passaporto cosa che ti può creare delle rogne incredibili. La carta verde è sacra!fino a che non si rientra in Italia va tenuta ben stretta!tale ritardo ha comportato un ridotto tempo di permanenza ad un grande Outlet fuori New York.La cosa non è stata simpatica ma siamo riusciti un po’ tutti lo stesso a fare shopping (meno gli Ebrei che come sappiamo tutti sono piuttosto taccagni e mercanteggiano anche su un caffè!).
Rientrati a New York noi Italiani ci siamo accordati per rivedersi in serata e come posto di ritrovo al nostra impareggiabile guida ci ha invitati tutti a casa sua in 6° strada. Di corsa siamo andati al Wellington Hotel vicinissimo a Central Park, ci siamo cambiati ma poi prima di andare a casa del nostro amico abbiamo fatto un salto alla Penn Station per acquistare i biglietti del treno per Philadelphia.
La serata si è conclusa degnamente e abbiamo dato un ultimo saluto a New York  vedendola in versione notturna dal 50° piano sul terrazzo dove abitava la guida italiana.

scritto da Haruko

Il 1 Luglio abbiamo lasciato Boston per dirigerci alla volta della grande mela. Abbiamo preso il treno alla Back Bay Station che con la “modica” cifra di 90$ a testa ci portati a destinazione in circa 4 ore e mezza. L’aereo era di sicuro più economico ma “grazie ” a tutti i controlli minuziosi si rischia di metterci il doppio del tempo, quindi abbiamo optato per questo mezzo di trasporto pure un pò inusuale per gli Americani che generalmente si spostano con l’autobus.
Dal Massachuett abbiamo attraversato il Rhode Island passando da Providence, famosa per l’Università Brown (quella degli sfigati capoccioni per intendersi).Abbiamo proseguito poi per Connecticut incontrando una nebbiosa New Heaven dove risiede invece l’università dei cervelloni ovvero Yale.Infine siamo arrivati a New York.E’ difficile descrivere la sensazione che si prova a vedersi Manhattan affiorare dall’acqua come un vero Dio!Per anni uno la vede in tv e finalmente eccola lì davanti ai tuoi occhi. Ma l’immagine dura poco, il treno dalla periferia si tuffa letteralmente sottoterra fino a portarti direttamente in pienissimo centro alla Pennsylvania Station per tutti conosciuta come Penn Station. Esiste anche un’altra stazione, ovvero la Grand Station che si trova su Park Avenue da cui partono solo treni per le zone limitrofe di New York.Vale veramente la pena di farci un salto perchè tutto sembra infuori che una stazione dei treni. All’esterno non è un granché ma all’interno è favolosa!centinaia di metri quadri rivestiti in marmo chiaro, bassorilevi, lampadari d’epoca, il soffitto è dipinto a volta celeste e il caratteristico orologio sulla testa della biglietteria. Pensate che ci ho trovato una coppia di sposi a farsi le foto di rito!dove al trovate una stazione dalle nostre parti adatta ad un’occasione simile? Ma torniamo alla più modesta Penn Station. Arrivati lì siamo stati travolti dalla fiumana di persone in perenne corsa ma lo shock passa in fretta, appena preso la cartina in mano un caro signore ci ha chiesto se avevamo bisogno di aiuto. Il più delle volte è facile capire dove sei e dive devi andare, ma quando ci si trova di fronte a così tanta gentilezza come dire sempre di no?sembra quasi scortesia. Così abbiamo chiesto se per arrivare al nostro albergo dovevamo prendere la metro ma il signore sorridendo ci ha detto “Ma non è vicino!qua si cammina, tutti i Neyorkesi camminano un sacco”E come dire di no a questo invito?in effetti siamo arrivati in fretta, l’unico inconveniente è girare per gli affollatissimi marciapiedi con i bagagli appresso. Soprattutto i tantissimi taxisti ti stressano di continuo quando ti vedono con una valigia!Ti suonano il clacson invitandoti a salire e una corsa fa in fretta a costarti anche 20$. Meglio usare i piedi oppure la metropolitana. Questa è piuttosto intricata, le varie linee si distinguono prima di tutto a colori: rossa, blu, gialla ecc. Poi Si deve fare attenzione ai treni che fanno in Updown (nord della Città) o Downtown (a sud).Ma non è finita qua, i treni sono distinti anche in express o local, a seconda delle fermate che fanno e ogni treno riporta una sigla che può essere numerica o alfabetica. A dirlo è più difficile che a farlo, dopo un paio di giorni si prende pratica. Ad ogni fermata si possono fare i biglietti MetroCard, singoli o ricaricabili. Un singolo biglietto attualmente costa 2.25$ e ha durata due ore, cioè si può uscire e rientrare nelle stazioni per questo lasso di tempo. Più comodo è acquistare la Metrocard giornaliera al costo di 8,5$, oppure la settimanale che varia sui 30$. Per gli abbonamenti superiori bisogna rivolgersi agli inservienti che stanno dentro i baldacchini alle fermate. Dentro la metro ognuno fa i fatti suoi. C’è chi sonnecchia, chi legge, chi si beve il solito ettolitro di caffè annacquato, ma soprattutto tutti hanno le cuffiette nelle orecchie. Questo è un segnale del tipo “non mi rompere”, un muro che difficilmente noi Italiani ergiamo davanti a noi. Conosci un tipo alla fermata del tram e ci sta che dopo 5 minuti gli hai raccontato la tua vita!Là è diverso, sono gentili con i turisti, ma sono nel contempo molto riservati.
Ma torniamo al nostro viaggio, l’albergo era bellissimo!Sulla Madison Avenue a pochi passi dell’Empire State Building e dal Madison Square Garden. Posati i bagagli siamo subito partiti per un bel tour in 5° strada gustandoci il classico hot dog dei chioschi e i famosi pretzel salati.
Gli hot dog sono molto deludenti, costano 1$ ma si mangiano in un morso. I pretzel non sono male ma meglio grattar via un pò di quel sale grosso che c’è sopra se non vogliamo farci venire una sete assurda. Spendere poco e mangiare bene a New York non è facile, a meno che non siate appassionati di hamburger farciti, patatine fritte e pizza al taglio!se decidete di fare questa vita culinaria vi si spalancheranno le porte di tutti i Mc Donald, Wend’s e Subway della città!ma benché pure io ami questa cucina veloce, dopo qualche giorno non se ne può più e anche lo spiedino di pollo cotto in strada cotto in maniera Araba ti sembra una squisitezza. Ma i chioschi hanno un difetto…non hanno il bagno!Ebbene i bagni pubblici sono una cosa rarissima, si trovano quasi sempre solo alla stazione dei treni (non alle fermate della metro!) e nei ristoranti a cui spesso devi chiedere la chiave. In giro ci sono tanti locali con la scritta “questo non è un bagno pubblico”.Hanno ragione, non è carino entrare in un locale senza consumare per usare il bagno, ma la città non è nemmeno attrezzata per un povero turista che sta a zonzo tutto il giorno e non può fare plin plin per strada!Quindi il più delle volte è quasi necessario spendere di più per mangiare per avere a disposizione anche un bagno. Troverete bagni pubblici nel cuore di Battery Park, alle stazioni del treni (non alle metro!) e perché no…mentre fate un giretto da Macy’s!
Il primo giorno siamo arrivati fino al Greenwich Village, uno dei posti a mio parere più belli e caratteristici di Manhattan.Il Whashington Square Park pullula di felici famigliole intente a godersi il verde prato, persone a leggere sulle panchine, vari chioschi intorno alla fontana e simpatici artisti di strada. Interessante è anche l’enorme arco bianco usato come punto di ritrovo della gente. Della serie, “dove ci si trova stasera?facciamo sotto l’arco?” detto questo si sa già dove andare.


I dintorni del Greenwich Village è costituito da stradine con palazzi variopinti e negozietti di ogni genere. Da piercing, soprammobili, manufatteria, abbigliamento ecc
Abbiamo proseguito poi verso Chinatown e Little Italy, luoghi sempre molto caratteristici e impossibile non visitare.
La Chinatown di New York e un turbine di negozi e locali d’ogni genere, ci vorrebbero giorni solo per divertirsi a esplorare le antiche erboristerie cinesi o i negozietti di soprammobili in giada. Ottimi prezzi nei ristoranti solo che bisogna sapersi destreggiare bene con l’Inglese dato che spesso già loro stessi ne sanno poco e niente!
Preferite dunque mangiare un bel piatto di spaghetti alla Little Italy?bene, ma partite dall’idea prima di tutto che non sarà una cosa economica e in secondo luogo non farete nessuna bella chiacchierate maccaronica con camerieri e padroni. Già perché ormai lì’ più nessuno sa una parola di Italiano!i ristoratori sono figli di Italiani ma non sanno la madrelingua, sanno dirti a malapena “ciao” e “grazie”.I camerieri vivono sulla porta del locale e ti invitano ad entrare sciorinando le 2-3 frasi in croce che sanno a mente tipo “qua mangiare Italiano” “vieni qua tu mangi spaghetti buoni!”.Per fare una prova ho risposto ad uno di questi “No grazie ho già mangiato” e il suo sguardo bovino da chi non ha capito un’acca era più eloquente anche del silenzio che è seguito. Che tristezza…
Tornando a nord siamo passati da Soho sull’Esat Side proseguendo poi per Chelsea e il quartiere non proprio tranquillissimo di Hell’s Chicken. Forse questo è l’unico posto in tutta Manhattan da cui volevo andarmene al più presto.
In serata siamo rientrati all’albergo per poi esplorare i dintorni, Herald Square, KoreaTown una visita notturna al mitico Madison Square Garden.
Il giorno 2 Luglio ci siamo alzati e fatto colazione in uno dei tanti Starbucks che trovi ad ogni angolo di strada. In generale io preferisco le ciambelle dei Dookin e trovo Starbucks piuttosto caro, ma i Newyorkesi l’adorano. E’ di uso comune anche portarsi da casa i termos e farseli di riempire di caffè in questi locali. Come sempre non capisco come possano sorbirsi mezzo litro a volta di caffè annacquato mentre girano per strada.
Abbiamo risalito tutta la 5° Avenue, passando per il gradevolissimo Bryat Park, un pezzettino di verde tra giganteschi grattacieli dove la gente va in relax per la pausa pranzo.
Proseguendo abbiamo incontrato i negozi conosciuti in tutto il mondo, chiaramente tante le firme Italiane, Prada, Cavalli, Ferragamo, Gucci.Ma anche il mitico e antico negozio di Tiffany dove è reato quasi guardare le sole vetrine.
Sempre in 5° strada troviamo il bellissimo Trump Tower che merita sicuramente una visita all’interno dove potete trovare uno Starbucks, un bar, un ristorante ma soprattutto potrete godere delel scale mobili che vi faranno ammirare le bellezze delle parete di marmo solcate da alcune cascate d’acqua.
Passando da questa strada è impossibile non fare un salto al Disney Store a 3 piani!un delirio per ogni bambino del mondo.
In cima alla 5° strada rimaniamo un attimo stupefatti di fronte al cubo trasparente dell’Apple Store.Si entra nel cubo di vetro e poi si scende nel sottosuolo al negozio vero e proprio. Esso è composto da lunghi tavoli di legno su cui sono appoggiati i vari prodotti Apple: portatili, Ipod,Iphone.Tutti da provare gratuitamente in ogni momento della giornata e come non approfittare per collegarsi in internet a fare un saluto agli amici a casa?gentili operatori Apple vagano per il negozio pronti a dare delucidazioni sui prodotti.
Usciti da lì abbiamo brevemente cambiato direzione, scesi dalla 7° avenue ci siamo diretti alla volta del Rockefeller Center dove si ammira la statua dorata famosa nel mondo intero.
Scendendo ancora un po siamo arrivati nel vero centro, il cuore pulsante della città, dove la 7° e la Broadway si incrociano, ovvero Time Square. Lì è un susseguirsi di stupore e emozioni, gli occhi non sanno cosa guardare, perché tutto è bello, tutto è colorato, tutto è luminoso, tutto è big. Vorresti entrare in ogni negozio e consiglio di prendersi qualche ora di shopping selvaggio o cmq di osservazione di questo vero e proprio paese dei balocchi.A proposito di giochi anche se non si hanno figli o nipotini a cui portare ricordi interessante entrare al Toys R Us, un negozio enorme che pensate, ha all’interno una vera e funzionante ruota panoramica!Di fronte a questo trovate il Bubba Gump, il ristorante di gamberi intitolato così grazie al celebre film “Forrest Gump”.A poca distanza da questo come potevo ignorare l’Hard Rock Cafè?e la maglietta ricordo è d’obbligo.
Dopo vari ripensamenti abbiamo pranzato in un Mc Donald enorme, un ex magazzino davvero particolare. Poi ci siamo diretti di nuovo a nord verso Central Park.Purtroppo appena entrati nel parco ha iniziato a piovere, avevamo due mini ombrelli che poi abbiamo diviso con una coppietta di Cinesi venuti lì in pausa pranzo. Eravamo tutti zuppi!Ci siamo poi rifugiati sotto uno dei tunnel del parco aspettando che smettesse di piovere. Dopo ci siamo dati all’esplorazione. Central Park è immenso, all’interno ci sono percorsi pedonali ma anche carrabili dove ci passano taxi e i caratteristici barrocci trainati dai cavalli. E’ un susseguirsi di alberi, prati, laghetti e varie strutture dove riposare e mangiare. Visitandolo si capisce come mai i Newyorkesi amino tanto questo posto,è un’oasi di pace nel ventre del caos. Volevo anche visitare lo zoo interno ma sono arrivata che era già chiuso (chiude alle 17) e così non ho potuto incontrare Alex il leone e i pinguini di Madagascar.:)
Usciti da Central Park ci siamo gettati tra i palazzi residenziali di Park Avenue ma eravamo troppo stanchi per tornare in albergo a piedi e così siamo ricordi alla comoda Metro.
Il giorno 3 è iniziato proprio con una corsa in metro che ci ha portati velocemente in Lower Manhattan alla vista del lunghissimo e famosissimo Brooklyn Bridge. Percorrerlo a Piedi un classico e un vero piacere. La vista da esso è fantastica, più ti allontani da Manhattan e meglio ne apprezzi la siluette. Il ponte in basso è percorso dalle auto, in lato invece c’è la zona pedonale divisa con una striscia bianca da quella per le bici. C’è da fare molta attenzione perché lì le bici vanno come razzi, meglio stare sempre dalla propria parte!
Abbiamo poi visitato il Finacial District , Wall Street e la Federal Hall e non manca la foto al grande toro in bronzo. La zona non era molto affollata perché il giorno prima del 4° Luglio gli uffici sono già tutti chiusi per festività. Da lì il passo è breve per arrivare a Ground Zero. Esso è un grosso cantiere circondato da alte reti oscurate. L’unica cosa che si vede è lo spuntare delle cime di gru e ruspe, il che significa che la costruzione della Freedom Tower non è molto avanti. Lungo il perimetro possiamo incontrare varie fotografie riguardanti l’11 settembre, un museo con i referti e alcune targhe in ricordo dei caduti. Il viavai di gente è continuo, l’aria che si respira è sempre di commozione nonostante si osservi un mero cantiere. Un pensiero ai tanti morti viene spontaneo.
Proseguendo nella Lower Manhattan arriviamo a Bowling Green e Battery Park, la punta estrema di New York.Battery Park è un posto molto carino, ci fanno concerti, spettacoli e il tutto è sempre allietato dai tanti scoiattoli che non ti mollano un secondo quando ti vedono mangiare qualcosa. Ma soprattutto da lì di prendono i ferry per andare alla Statua della Libertà. Quel giorno quando siamo arrivati lì a metà mattona c’era una fila assurda che serpeggiava per tutto il parco. Con grande rammarico abbiamo così rimandato la visita alla grande signora al giorno dopo e abbiamo cambiato percorso. Con la metro siamo sbarcati nel West Village alla ricerca della casa di Friends che sta all’angolo tra la Bedford e la Grove.Trattati di una palazzina residenziale in un quartiere carino e tranquillo (costituito da moltissimi gay).Chiaramente i nostri amici non stavano lì, ma quel palazzo si vede in ogni puntata.
Poi con una metro express siamo volati fino ad Harlem appena sopra la cima di Central Park.
Harlem è un quartiere residenziale molto bello e tranquillo. Non ci sono palazzi lussuosi, per lo più sono grossi complessi condominiali con popolazione di colore, ma tutti molto puliti, ordinati, e con tanti giardini pubblici. Il cuore di Harlem è la 125 strada con tanti negozi di abbigliamento, gioielli e sede del teatro Apollo.In quei giorni il quartiere era molto scosso dalla morte di Machael Jackson e per tutta la strada c’erano innumerevoli bancarelle con i gadget e dischi del cantante scomparso. Infine ai lati dell’Apollo era stato sistemato un telone bianco dove ognuno poteva scrivere una dedica per Michael.L’abbiamo fatto anche noi.
Dopo un po’ di shopping ci siamo diretti alla Columbia University di New York, che ospita un campus molto grande e verdeggiante.
Esausti come sempre siamo rientrati in albergo per poi fare brevi uscite serali nei dintorni. L’Empire State Building nel frattempo aveva cambiato il suo colore notturno da bianco, a rosso e blu in onore all’imminente 4 luglio.
Al mattino presto del 4 Luglio siamo partiti diretti velocemente in metro alla fermata di Bowling Green. La visita alla Statua della Libertà era stata solo rimandata, mai sarei venuta via da New York senza vederla!arrivati verso le 9 del mattino al ferry non abbiamo trovato coda alla biglietteria (costo 12$ per un giro delle isole).Per salire sul ferry però non è facile come si pensa, c’è il solito serpentone di transenne da seguire per poi essere perquisiti e passare sotto il metal detector , quasi come all’aeroporto!il viaggio all’isola della Statua della libertà è molto breve, dopo pochi minuti passiamo di fronte alla grande signora ed è impossibile non scattare tante foto.E’ una visione molto speciale, soprattutto con Manhattan alle spalle. Una volta attraccato il ferry si può liberamente girare per la piccolissima isola, ci sono luoghi di ristoro, bagni e per l’appunto essendo il 4 Luglio abbiamo trovato al centro della piazza principale una bella manifestazione di pezzi politici, incluso il sindaco Bloomberg.Dopo un po’ siamo arrivati ai piedi della Statua e come tutti gli altri visitatori ci siamo fatti un sacco di foto con “lei” presa da ogni angolazione possibile. Vanta un book fotografico degno di una vera star!Non siamo saliti all’osservatorio perché di nuovo, la fila era infinita ma ho poi scoperto che quel giorno vi accedevano solo i posti pre-venduti. Consiglio a chi deve ancora partire di acquistare i biglietti già da casa. E’ un’ottima cosa anche acquistare un  giro turistico nei famosi bus scoperti che girano per New York. I prezzi di un biglietto giornaliero variano dai 30 ai 50$ ma sono molto comodi. Questi bus girano per tutti i luoghi più importanti di New York e si può scendere e risalire quando vogliamo, basta attendere il bus successivo. Nel prezzo spesso è compreso il biglietto del ferry e credetemi, dopo aver visto la fila a Battery Park, è un gran vantaggio!
Ma torniamo alla Statua, ai suoi piedi troviamo chiaramente anche un fornito Duty Free con prezzi tutt’altro che economici, ma ricordatevi, solo lì troverete i gadget originali della Statua!Ci sono altre statuine carine in giro per New York ma se le osservate bene spesso nemmeno somigliano all’originale.
Dopo questa visita abbiamo ripreso la metro per arrivare nei pressi della Grand Station dove al mattino dopo avevamo l’appuntamento col tour organizzato. E’ stato un modo per visitare questa stazione dei treni che sembra di più un Gran Hotel e per faresi un giretto nella Upper East side , un posto davvero molto tranquillo e a carattere residenziale.
Ma stavolta siamo rientrati molto presto in Hotel dato che dovevamo prepararci per l’evento del giorno, ovvero la visione dei fuochi artificiali offerti dai grandi magazzini Macy’s. Come da consiglio Newyorkese ci siamo messi in cammino circa 2 ore prima del tramonto. Non certo perché le rive dell’Hudson River siano lontane, ma perché la folla di persone di è a dir poco…estrema! Tutta New York si riversa sulle sponde del fiume (di solito li fanno sull’East side ma stavolta hanno cambiato), c’è chi si porta la sedia pieghevole da campeggio, cibo, bevande e tutto ciò che serve per una lunga attesa. Arrivati nei pressi della 12° avenue abbiamo constatato che le forze dell’ordine avevano chiuso tutte le street nei punti di incrocio. Le strade erano poi state divise in due parti, una per la folla e una per i mezzi di soccorso. A quel punto c’è solo da aspettare ma non tutti sono pazienti e quindi qualcuno cerca di scavalcarle transenne, oppure c’è chi mette in scena ridicoli teatrini di parenti scomparsi nel mucchio pur di avvicinarsi di qualche metro. Ma a che pro quando i fuori vengono lanciati nel cielo alla vista di tutti?ma comunque ci pensano i solerti poliziotti del NYPD a rimettere tutti in riga.
E finalmente arrivano le tenebre, condizione idonea per far cominciare questi benedetti fuochi d’artificio. E poi cominciano.26 minuti ininterrotti di lampi nel cielo di tutti i colori del mondo. Fiori, fontane, saette, il cielo è un tripudio di colori. E a quel punto non te ne importa più nulla se son due ore che stai in piedi e magari ti scappa anche al pipì, questi fuochi sono in assoluto i più belli che si possa immaginare.
Una volta finiti scatta un lungo applauso e si cerca una via di fuga. In pratica il primo kilometro lo si fa quasi sollevati da terra, già perché la fiumana ti trascina senza ritegno e tu non sai nemmeno cosa calpesti. Solo verso metà città il traffico ricomincia a scorrere e i marciapiedi tornano più sgombri. Così siamo rientrati in Hotel, pronti dopo giorni di completa autonomia, a 3 giorni vicinanza forzata con un gruppo di sconosciuti.

Scritto da Haruko

Siamo partiti all’alba del 29 giugno dall’aeroporto di Firenze Peretola. L’aereo è partito alle 7.40 del mattino con volo Meridiana e siamo arrivati ad Amsterdam verso le 10.30. Quello è un aeroporto grande quanto una città ma siamo riusciti a trovare bene il gate anche perché erano tutti molto cortesi e parlavano pure in Italiano!Purtroppo abbiamo avuto una brutta sorpresa, il volo era in overbooking e forse non c’era posto per noi.A quel punto abbiamo telefonato all’agenzia di viaggi i quali ci hanno consigliato di rompere le scatole a quelli del chek-in col fatto che eravamo in viaggio di nozze ecc ecc. Ma non ce n’è stato bisogno, due posti li hanno trovati anche se non perfettamente l’uno accanto all’altra. I controlli sono a dir poco mostruosi!a parte le perquisizioni dettagliate ci hanno fatto una specie di terzo grado. Addirittura chi ci aveva pagato la vacanza!!Comunque ci imbarchiamo alle 13 e arriviamo dopo 6 ore di volo al Logan Aiport di Boston con ora locale 12.30!prendiamo una navetta di quelle gratis dell’aeroporto e arriviamo ad una stazione della metro. Un tizio ci spiega come fare i biglietti alla biglietteria automatica poi il resto è semplice, la metro lì va a colori di linea, prendi per dire l’arancione che va solo in quella direzione, idem la blu ecc. Arriviamo così vicinissimi al Plaza Hotel di Boston, un posto bellissimo .Usciamo subito per la città nonostante per il nostro corpo doveva essere quasi notte e invece lì si era a metà giornata. Abbiamo fatto un sacco di giri, Boston è una splendida città a misura d’uomo. Pochi grattacieli, bellissimi edifici in pietra, molto Inglese e soprattutto pulitissima e tranquilla. Nel cuore di Boston ci sono due grandi parchi, il Boston Common misura circa 20 ettari. Un tempo questo era il parco dove venivano messi alla gogna i cittadini blasfemi, oggi è un parco molto allegro, soprattutto nei pressi del Frog Pond, un laghetto con acqua bassissima dove in estate i bambini si rinfrescano e in inverno viene usato per il pattinaggio sul ghiaccio. Accanto al Common si estende il Public Garden che è molto più piccolo come dimensioni (circa la metà) ma sempre molto carino con al centro uno splendido laghetto dove si possono affittare i pedalò a forma di cigno (Swan Boats).In entrambi i parchi  vi potete sbizzarrire a osservare i simpaticissimi anatroccoli e scoiattoli che ti vengono a mangiare anche in mano.A Nord di Boston si trova Beacon Hill la zona più esclusiva e residenziale dove si impone l’edificio chiamato “State of House “la sede del Governo del Massachuset distinguibile per la sua cupola dorata. Moltissime le chiese da visitare, tra cui la Old North Church la più antica di Boston. Non c’è caos, non ci sono ingorghi di auto, in terra nemmeno una briciola e la gente è cordiale. Se ti fermi un secondo a guardare la mappa c’è subito qualcuno che spontaneamente si ferma per chiederti se hai bisogno di aiuto, ma vista roba del genere in Italia??Facciamo colazioni in uno dei tanti Dookin Donuts dove vendono le famose ciambelle di mille gusti, buonissime!Purtroppo le possono accompagnare dal terribile litro di caffè americano o dal Thè senza limone. Il caffè al mattino spesso lo bevono anche ghiacciato!!non so proprio come facciano. Abbiamo passato due giorni girando sempre a piedi perché cmq non è grandissima e si gira bene anche così. Siamo stati sul lungomare fino al Quincy Market un mercatino di bancarelle enorme. Avendo tempo si poteva andare anche dove si avvistano le balene ma non ce l’abbiamo fatta. A Boston c’è una bella Chinatown molto ben fornita dove si mangia divinamente spendendo poco. Ma quando si è lì non si può non assaggiare un fish e chip very English. Sono stata poi a cena al pub dove giravano la serie di Cheers.Chiaramente oltre ai panini hanno moltissimi gadget del telefilm. Abbiamo ripreso poi la metro per visitare l’università di Harvard, nel quartiere di Cambridge.Il centro di Cambridge pullula di studenti, turisti e moltissimi caffè e librerie. Impossibile resistere alla tentazione di acquistare una t-shirt dell’università, anche se nel negozio ufficiale (Coop) non la troverete a meno di 24$. All’interno del verdeggiante campus è facile imbattersi in entusiasti studenti che gratuitamente accompagnano i visitatori in un tour dell’università. Lo sport nazionale Americano sappiamo bene che è il baseball e Boston non è da meno a tifoseria. Molto spesso si trovano negozi che vendono abbigliamento e gadget dei famosi Red Sox, ma anche dei Boston Celtic (basket) e dei New England Patriots (football).
Consiglio a chiunque voglia visitare questa città di farlo a piedi perché davvero merita vederla in tutto il suo splendore. Il sentiero più battuto è il Freedom Trail, un percorso di circa 4 km contrassegnato da una doppia fila di mattoni rossi che attraversa i principali siti storici della città. Non è geniale?Io a Boston potrei viverci.


Scritto da Haruko

800gr di Calamari
2  Acciughe Salate Diliscate
3  Carciofi
1 Spicchio d’ Aglio
Prezzemolo Tritato
1 Bicchiere di Vino Bianco Secco
Olio D’oliva Extra-vergine
Sale
Peperoncino
Pulite i calamari bene, quindi lavateli, asciugateli e tagliateli a listarelle. Pulite i carciofi: scartate i gambi, le foglie esterne e i filamenti nel centro; quindi tagliateli a spicchi. In un tegame fate aromatizzare qualche cucchiaiata di olio con il peperoncino e lo spicchio di aglio schiacciato; togliete l’aglio e adagiate i calamari. Dopo averli fatti asciugare, bagnateli con il vino e unite le acciughe lavate che farete sciogliere nel fondo di cottura. Quando il vino sarà evaporato unite un mestolo di acqua calda e i carciofi; salate, abbassate la fiamma e proseguite la cottura, eventualmente aiutandovi con qualche altro mestolo di acqua. Prima di servire aggiustate di sale e spolverate con del prezzemolo tritato.
scritto da Malizia

Da sempre nutro un sentimento di amore e odio nei confronti degli epilatori che ho smesso di utilizzare un anno e mezzo fa. Da una parte veloci, dall’altra imprecisi ed estremamente dolorosi. Molte donne accusano una fastidiosa ricrescita di peli incarniti che le costringono ad abbandonare in fondo ad un cassetto l’aggeggio traditore e tornare alla ceretta o alla lametta. Finalmente i tempi sono cambiati ed ecco che nei negozi entra in scena Braun Silk-épil Wet&Dry, l’epilatore di ultima generazione. Stanca dei risultati di brevissima durata e delle irritazioni causate dalla lametta, incantata da recensioni entusiastiche in rete, ho deciso di fare una nuova prova e finalmente ecco nelle mie mani questo strumento di bellezza dotato di diverse testine intercambiabili adatte ad ogni parte del corpo, dal design innovativo e gradevole che ne consente una salda impugnatura. La particolarità che fa di Braun Silk-épil Wet&Dry il migliore amico della donna è la possibilità di utilizzarlo nella doccia o addirittura nella vasca da bagno. Il calore dilata i pori e il getto di acqua funge da anestetizzante naturale. L’epilazione è assolutamente delicata e quasi indolore, ovviamente le zone delicate come l’interno coscia e l’inguine hanno bisogno di tempo per abituarsi allo strappo. Se con gli altri epilatori gli occhi si riempivano di lacrime, con Braun Silk-épil Wet&Dry, depilare quei punti particolari si riduce ad un sopportabilissimo fastidio. Il giudizio nel complesso è più che ottimo, felicissima di averlo acquistato, da oggi scoprirò le gambe senza dover nascondere quegli antiestetici puntini neri dovuti alla ricrescita!

scritto da Artemisiah

Ingredienti per quattro persone
4 braciole di maiale della grandezza desiderata, salsa di soia superior dark, salsa di soia superior light, 6 cucchiai di miele.

Chiarimenti
Salsa di soia superior dark: salsa di colore nero, molto densa che si usa soprattutto per condire pietanze già pronte.
Salsa di soia superior light: salsa di colore ambrato intenso, liquida, usata soprattutto in cucina.
Si trovano in ogni negozio specializzato in alimenti asiatici.

Preparazione
Questa ricetta è estremamente semplice quanto particolare. Prendete i due tipi di salsa di soia e versatene una buona quantità in una pirofila abbastanza larga da contenere bene le braciole. Sciogliete nella salsa 4 cucchiai di miele. Immergete le braciole e lasciate marinare almeno un paio d’ore. Al momento della cottura scaldate in una padella antiaderente qualche cucchiaio della marinatura e cuocete le braciole. A metà cotturà aggiungere il miele rimanente, lasciate caramellare e servite calde accompagnate da riso basmati o una fresca insalata di cavolo cappuccino. Si può utilizzare anche una normale salsa di soia che troviamo al supermercato.

Scritto da Artemisiah

La Matassa

(Italia 2009 commedia)
Regia di Ficarra, Picone e Avellino
con Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Anna Safroncik, Pino Caruso


TRAMA
Due cugini, che non si parlano da 20 anni per colpa di un litigio tra famiglie, dopo la morte del padre di uno di loro uniscono le loro forze per salvare le sorti dell’albergo di famiglia, anche se…
CONSIDERAZIONI
Ficarra e Picone, secondo me, sono degni eredi di chi anni fa ha reso grande la commedia all’italiana e che negli ultimi tempi è stata un pò dissacrata dai vari “vacanze di natale” e compagnia bella (magari brutta va, è meglio).
Insomma, questo film è brillante, divertente e loro due ci hanno ormai abituato, anche con i precedenti film, ad assistere a storie mai banali, dai risvolti sorprendenti e mai scontati. Oltretutto hanno il merito di rendere il massimo anche al cinema, cosa difficile da fare per gente abituata al cabaret e di consequenza a tempi comici di gran lunga più brevi.
CURIOSITA’
Il cane che si vede all’ultimo si chiama Saverio. È il cane di Ficarra.
CITAZIONE
“Ma perchè volete tutti soldi da me? ma che c’ho scritto in fronte: Monopoli?”
“Mafioso: “dì a tuo cugino che se non paga… BUM-BUM!
Ficarra: “andate a caccia?”
TRAILER

scritto da Nadia

(Lemony Snicket’s A series of unfortunate events USA 2004 fantasy)
Regia di Brad Silberling
con Jim Carrey, Emily Browning, Liam Siken, Meryl Streep, Jude Law

TRAMA
Tre fratelli, rimasti orfani dopo un incendio, ereditano un’enorme fortuna e attirano l’attenzione del loro perfido zio, Il conte Olaf, al quale verranno affidati dal loro tutore legale.
CONSIDERAZIONI
Una splendida fiaba dai toni un pò “dark” interpretata da attori strepitosi: i tre bimbi sono così espressivi, fenomenali (soprattutto la piccolina interpretata da due gemelline) e Jim Carrey come al solito ci dà prova di essere un attore come pochi, un caratterista strepitoso che qui dà il meglio di sè.
La fotografia sembra studiata apposta da rendere la storia meno reale e dare l’impressione appunto che sia soltanto un racconto. Originale inoltre è l’inizio, la cui voce narrante interrompe un cartone animato per avvisarci che non stiamo per vedere la classica storia felice e ci invita ad uscire dal cinema o a spegnere il televisore. Un preludio questo che dà l’idea di quanta ironia riesca comunque ad esserci in una storia che sembra triste ma che fa ridere e sognare sia grandi che bambini. Assolutamente da vedere.
CURIOSITA’
Tim Burton in origine doveva dirigere il film, con Jhonny Depp nella parte del Conte Olaf e Glenn Close nella parte di zia Josephine. Quando Tim Burton lasciò il progetto,  Depp lasciò a sua volta. Brad Silberling sostituì Glenn Close con Meryl Streep pensando che meglio si adattasse a quel ruolo.
Il film è basato sui primi tre libri del ciclo di narrativa Una serie di sfortunati eventi, scritti dall’autore statunitense Lemony Snicket, all’anagrafe Daniel Handler.
CITAZIONE
“A volte il mondo può sembrare un luogo ostile e sinistro. Ma credeteci quando diciamo che ci sono più cose buone che cattive. Dovete osservare con attenzione. E quella che magari appare una serie di sfortunati eventi, può, di fatto, essere il primo passo di un viaggio”.
“È una cosa curiosa la morte di una persona cara… È come salire le scale al buio per andare in camera da letto e credere che ci sia ancora uno scalino. Il tuo piede cade nel vuoto e… c’è un nauseante momento di tetra sorpresa”
TRAILER

scritto da Nadia