Prima di cominciare il racconto della vacanza vera è propria, è d’obbligo una premessa. Si sa che il grado di soddisfazione legato ad una vacanza dipende in genere da quali e quanti siano gli individui e le situazioni sgradevoli da cui si fugge: in pratica più cose si lasciano alle spalle e meglio è. Normalmente dunque, l’indole di una coppia si trasforma d’improvviso, cambia natura, tramutando due compagnoni dall’agenda stracolma di impegni in due eremiti, alla ricerca dei posti più impensabili in cui trascorrere il (breve, ahimè) periodo di vacatio. La presenza quest’anno di un paffuto nanetto di soli 8 mesi, ha imposto tuttavia una serie di riflessioni. Attaccati da più parti con consigli di ogni ordine e grado sulle destinazioni più appropriate e sugli equipaggiamenti “assolutamente indispensabili” per ogni clima, situazione, location e quant’altro, storditi da cotal profusione di informazioni, per lo più non richieste, abbiamo deciso di ignorare bellamente tutto e tutti e fare di testa nostra, convinti come siamo che le migliori vacanze per un bimbo piccolo siano dovute per il 70% allo stato d’animo dei genitori, per il 10% al clima e per il restante 20% a pura fortuna.
La nostra “agenzia di viaggi” è stata quindi il nonno, anche lui provetto eremita estivo e profondamente coinvolto nella possibilità di fornire al proprio primo nipotino un’estate indimenticabile (a nulla è valso ricordargli i processi di memoria degli infanti…).
La destinazione doveva rispondere ai seguenti requisiti:
• essere in località di mare (perché a mamma e papà il mare piace molto),
• non distare troppo da casa,
• non essere luogo frequentatissimo,
• non costare troppo.
Il luogo prescelto è stato Capitello, amena frazione marittima di Ispani, in provincia di Salerno, nel cuore del Cilento.
La zona risponde in pieno ai requisiti suddetti: dista 182 km da Napoli, costringendoci solo ad un tratto di 146 km di autostrada Salerno-Reggio Calabria; è sul mare, frequentato quasi esclusivamente da famiglie con bimbi piccoli e la soluzione abitativa è stata trovata presso il locale convento delle Suore Francescane Elisabettine Bigie.
Capitello in verità è una strada :


poco più di 1 km di lungomare, sulla strada statale, preceduto e concluso da qualche camping organizzato come villaggio turistico. Solo una fila di case (e il convento) sul lato interno della strada e poi tutta spiaggia, sia libera che con lidi. Essendoci molti bimbi c’è una piccola area giochi, il lungomare è attrezzato come passeggiata, con alberi, fontanine, panchine e mattoncini colorati che creano un percorso azzurrino lungo la strada. Due ristoranti, un paio di bar, l’immancabile chiesa in piazza, un’edicola, dove non vendono tutti i giornali e pochi periodici, una macelleria ed un minimarket. Poco distante, il villaggio turistico che sorge un po’ sulla collina, attorno alla torre normanna, ma composto da ville private. Per chi, come noi, in vacanza non ha voglia di essere disturbato da musica fino a tarda notte, chiasso e discoteche è l’ideale. Inoltre il fatto di dover solo attraversare la strada, e quindi poter scendere a mare “leggeri”, senza troppe borse, è qualcosa di impareggiabile. La spiaggia è parte di sabbia e parte di ciottoli e devo dire che il puffo gradiva molto addormentarsi solo sull’asciugamano (niente materassini, cuscini e complicazioni varie ).

Inoltre la spiaggia è parzialmente artificiale, nel senso che a circa 500 mt dalla linea di costa sono stati posizionati dei frangiflutti per evitare l’eccessiva corrosione, quindi il mare era sempre discretamente calmo e caldo (e allora niente piscinetta, subito in acqua con mamma e papà!). La soluzione abitativa è risultata decisamente spartana:



le suore forniscono la cucina con pentole e piatti e l’occorrente base per lavare, ma lenzuola e biancheria sono a carico degli ospiti, così come eventuale tv e radio. Inoltre mancano la lavatrice ed il ferro da stiro, quindi ci si deve attrezzare con ricambi e con tanta pazienza per lavare a mano (ma con un bimbo piccolo chi è riuscito ad aspettare il carico della lavatrice?). In compenso siamo entrati in possesso delle chiavi sia dell’appartamento che del portone di ingresso e non abbiamo mai avuto vincoli di orario per entrata ed uscita, né “adempimenti” di natura religiosa: le suore sono molto discrete, non si fanno mai vedere e al massimo salutano per strada. Altra nota molto positiva è che nella piccola magione il cellulare non prendeva, il che ci ha permesso di vivere serenamente, senza telefonate inopportune ad ogni ora del giorno.
Mi rendo conto che la descrizione è da morte totale, ma non è così: Capitello dista 4 km da Sapri e altrettanti da Policastro, 6 km da Scario, 20 km da Maratea e poi la presenza di ben due strade statali a scorrimento veloce la collega benissimo anche con Palinuro e dintorni, se si vuole andare in qualche altro posto; quindi, quando siamo voluti recarci in località più “vive” ci siamo spostati agevolmente.
Inoltre l’amministrazione comunale e le associazioni presenti forniscono molteplici modi per svagarsi: dall’organizzazione del concerto della banda di Marina di Camerota lungo la strada (in verità proprio sotto la nostra finestra…), all’inaugurazione del pontile con spettacolo di canti napoletani (tenuto da una compagnia NON napoletana, con ovvie ripercussioni sull’accento e sulla declamazione), alla sagra locale, all’organizzazione di un mini-festival di jazz. Inoltre la pro-loco ha una punto informativo sempre aperto proprio accanto ad un lido, in cui si distribuiscono locandine e informazioni su tutto quello che capita nei dintorni.
Ma, come sempre capita nei paesi, la vera attrazione è costituita dalle persone.
Uno spettacolo davvero da non perdere è il minimarket. Lo cito perché raramente mi è capitato di trovarmi di fronte ad una situazione del genere, per cui se le persone in questione dovessero leggere questo articolo, non me ne vogliano a male, ma piuttosto riflettano su come appaiono alla loro clientela. Se si vuole conoscere qualcosa delle beghe locali, dell’andamento dell’economia del turismo nel Cilento, se si vuole sapere di tutto di più sui rapporti di parentela degli abitanti di Ispani e le loro alterne vicende basta recarsi lì, dove, senza farne richiesta, si sarà informati su tutto ciò. Infatti, mentre i clienti vengono serviti, i gestori usano giustamente parlare fra di loro ad alta voce di quanto accade, per cui tutti coloro che passano di là si trovano come all’interno dell’ANSA. A ciò aggiungete il fatto che non so perché, ma a qualunque ora del giorno e della sera passiamo io ed altre signore, con cui alla fine ho stretto conoscenza, sono sempre tutti arrabbiati come se avessero passato chissà quale guaio e spesso mi sono anche trovata ad assistere a scenette in cui aspiranti clienti se ne sono andati con rimostranze per il servizio.
Di tutt’altra natura è il secondo ameno personaggio: il vice-parroco, un giovane arrivato lì evidentemente da poco. Strenuo convinto assertore della calma interiore e della non violenza, pacifico abitante del creato la cui missione è cercare di intrattenere rilassati rapporti con tutti, è palesemente succube della brigata delle pie donne, vero Catone rispetto ai villeggianti che osano entrare e partecipare alle celebrazioni.
L’indole profondamente pacifica di questo giovane non lo rende certo un falco del proselitismo religioso, il che ha i suoi aspetti positivi, ma lo fa difettare dal punto di vista della comunicazione; infatti, alla domanda di mio marito su quali fossero gli orari delle messe, ha risposto: “Dove? Qui? Sicuro?”
Cosa abbiamo tratto da queste vacanze? Lo abbiamo scoperto solo dopo: appena varcate le soglie del regno autonomo di Napoli ci siamo accorti di quanto fosse piacevole quella tranquillità un po’ sonnolenta, quanto il mare ormai fosse entrato anche nelle corde del nostro cucciolotto, quanto gli splendidi spettacoli organizzati alla perfezione dalle nostre parti siano molto più imperfetti di piccole manifestazioni a cui si può assistere comodamente in tenuta da mare.
Scritto da Maruzzella