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Archive for the ‘I nostri figli’ category

Allattate al seno? Bellissima cosa, ma diciamo che può andare tutto bene, il bimbo mangia senza spaccarvi il seno, dorme e soprattutto cresce alla velocità della luce (almeno 150 g a settimana), oppure vi può capitare che ci siano problemi di diversa natura.
Vi racconterò il mio, problema che mi ha afflitto per tanto tempo, che mi ha portato a fare scelte forzate, sbagliate o no, non importa, ma scelte che hanno influenzato la vita di mia figlia e il suo approccio al cibo.
Non ho avuto ragadi, niente di niente, il latte era arrivato quando ancora ero in ospedale, quindi non avevo dubbi sul fatto che potessi proseguire con il mio latte; tante mamme si informano in ospedale sul Latte artificiale dato, così appena a casa lo comprano per ogni evenienza. A me questa cosa non è venuta in mente, quindi sono arrivata a casa, ho allattato mia figlia serenamente.
Beh al controllo del primo mese tutto ok, aveva preso diciamo 600 g, quasi un kg considerando il peso dopo il calo fisiologico. Al secondo mese panico: 500 g scarsi in un mese.
Inizia il calvario, doppie pesate, pesate settimanali, dubbi sulla quantità di latte, sulla qualità del latte, sulla capacità di mia figlia di ciucciare, esami delle urine. E comincia l’ossessione: aumento di peso settimanale sui 100 g scarsi, a volte anche 80, proprio non va bene considerato che i pediatri e tutti dicono che nei primi mesi l’aumento deve essere almeno sui 150 g a settimana.
Terzo mese cedo e inizio con le aggiunte anche perché dopo un mese sarei tornata al lavoro. Mia figlia continua a non crescere, o meglio siamo sempre sugli 80-100 g a settimana; allora  a 3 mesi e mezzo cominciamo con farina lattea e poi con lo svezzamento classico e qui l’allattamento al seno cessa di esistere.
I mesi delle pappe sono per me un calvario. Mia figlia non apprezza molto le pappe, non vuole le minestrine, nella migliore delle ipotesi, sotto costrizione riesco a farle mangiare poco più di mezza pappa. Le provo tutte: balli e canti di ogni tipo, ogni giorno una distrazione diversa, un oggetto nuovo da manipolare per togliere l’attenzione dal cucchiaino che io a tradimento le infilo in bocca.
La sua crescita rimane scarsa, quindi meno cresce più io insisto con la pappa e il latte, insomma sono ossessionata dai suoi pasti, annoto tutto quello che mangia e ogni giorno sono delusa.
Mio marito mi prende in giro: se lei mangia un bisonte tu mi rispondi “ma era un bisonte piccolo”. Ad ogni visita di controllo vedo che il suo percentile cala, passiamo dal 25, al 10 e poi al 5. Odio le curve di crescita che mi ricordano ogni giorno che forse la mia bambina ha qualcosa di patologico; facciamo anche le analisi per le intolleranze alimentari, ma ovviamente non risulta nulla, visto che a 8 mesi che vuoi vedere?
La mia ossessione finisce quando lei comincia ad apprezzare il cibo nostro. Da allora anche io mi rassegno; quando vuole mangiare mangia e soprattutto quanto vuole mangia. Quando mi dice NO io smetto, non insisto, non ballo, non canto, non trovo distrazioni, lascio perdere, al limite provo a farle assaggiare qualcosa dal mio piatto, ma se dice NO, non insisto più.
Solo adesso che mia figlia rimane una magra bimba di 18 mesi a cui tutti i pantaloni stanno larghi, mi sono rasserenata e che cosa ho ottenuto? Mi sono solo rovinata tanti mesi in cui potevo godermi la mia bella bambina smilza, ma solare, gioiosa. L’ho costretta a mangiare, l’ho fatta piangere tante volte, mi sono amareggiata io. Cosa ho ottenuto? Sarebbe come è oggi anche senza le costrizioni.
Quindi esorto tutte voi mamme di bambini smilzi, ma sereni, che dormono, ridono, giocano, stanno bene; assicuratevi che non abbiano infezioni urinarie, o intolleranze, dopo di che rasserenatevi. Mi dicevano sempre “i bambini si autoregolano” e io non ci credevo, beh adesso dopo 18 mesi l’ho accettato, e vivo meglio e soprattutto vive meglio mia figlia, che oggi grida “pappa” e si vuole arrampicare sul seggiolone; in passato mia figlia rideva sempre tranne quando vedeva il piatto. Il suo volto cambiava espressione …… quanto male le ho fatto?
Ah sapete come sta andando ora il suo peso? a 12 mesi pesava 7950 g, a 16 mesi 9 kg, a 19 10,3. Insomma ha deciso di crescere adesso, proprio dopo l’anno, proprio quando secondo la letteratura i bambini crescono lentamente e quando il mese scorso mi sono sentita finalmente dire dalla pediatra “siamo arrivati al 25 percentile, possiamo essere soddisfattissime” il mio cuore è esploso di gioia.

scritto da Francy

VI auguro di non doverlo fare mai ai vostri bambini, ma se vi capiterà, siate certi che altre mamme sono impazzite come voi nel tentativo di raccogliere le urine ad un neonato-lattante, altre mamme hanno odiato quei sacchetti, si sono ritrovate a pensare a come si potesse costruire meglio, alcune avranno anche pensato di fare un disegno e mandarlo ai produttori.
Dunque dunque veniamo al metodo consigliato:
comprate 3-4 sacchetti almeno e appena il bimbo si sveglia la mattina presto (intorno alle 6, più tardi vi assicuro che non farete in tempo) gli togliete il pannolino, lo lavate con il sapone,  lo asciugate benissimo e mettete questo sacchetto cercando di prendere davanti (diciamo pochissimo  prima delle grandi labbra per le femmine) ma soprattutto dietro, tra le natiche (se rimane uno spazio tra le natiche la pipì andrà lì ed uscirà fuori), diciamo dovete appiccicarlo dove c’è il perineo.
Allattate il bimbo (al seno o no) senza pannolino cercando di poggiare il suo sedere tra le vostre gambe aperte in modo da far penzolare verso il basso il sacchetto. Mia figlia non l’ha mai fatta mentre la allattavo, quindi dopo o con pazienza la tenevo sempre seduta sulle gambe con il sacchetto che penzolava oppure dopo un po’ la mettevo sdraiata e la guardavo, proprio costantemente per beccare il momento in cui faceva pipi’ e tirarla su mentre la faceva in modo che un po’ di pipi’ entrasse nel sacchetto.
Un cosa che mi è riuscita 2 volte è stata metterle il termometro al sederino e lei mi ha fatto la pipi’ nell’immediato e io stavo li’ pronta con la scatolina scartata ma chiusa.
Dunque il sacchetto va cambiato ogni 20 minuti se il bambino non ha fatto la pipi’ (mia figlia una volta ha aspettato 2 ore). State anche attenti anche quando lo togliete; e non contaminarlo troppo con manipolazioni inututili. Non so se non ho trovato io il sistema di chiudere questo sacchetto, ma di fatto io avevo sempre un barattolino di quelli classici da raccolta urine e una volta raccolta versavo il contenuto nel contenitore oppure mettevo tutto il sacchetto dentro.
Mettete il campione in frigo fino a quando non uscite di casa per portarlo.
Ottimo se non dovete fare l’urinocoltura, ma solo l’esame delle urine classico è il kit PRONTURINA che consiste in un assorbentino (tipo salvaslip) che si deve appiccicare nel pannolino e dopo un po’ si toglie, si mette in una siringa e si spreme per accogliere l’urina; funziona, ma se vi serve vi consiglio di ordinarlo perché difficilmente lo troverete in farmacia. Per l’urinocoltura non va bene perché non garantisce la sterilità del campione.

scritto da Francy

Scrivo questo articolo perchè, per esperienza personale, mi sono resa conto che è abbastanza facile scambiare le contrazioni preparatorie al parto (ma perchè si chiama “parto” se il bimbo “arriva”? mah!!) con i normali movimenti del bambino.
Siccome nelle ultimissime settimane il bimbo occupa tutto lo spazio disponibile e anche dippiù, sentiamo la pancia tesa e dura come un tamburello ed ogni suo movimento ci fa saltare dalla sedia gridando “una contrazione!”.
Un momento… dunque…
Come riconoscere le contrazioni dai movimenti fetali?
Le contrazioni preparatorie (dette di Braxton Hicks) possono presentarsi già un paio di settimane prima del termine, sono per lo più irregolari, nel senso che si presentano quando capita, non è il caso di star lì con l’orologio, la carta e la penna… Possono essere lievemente dolorose (tipo mal di pancia da rosse), e durare comunque pochi secondi. A questo punto riposatevi quanto più potete e fate il pieno di energie per “dopo”.
Le contrazioni del travaglio vero e proprio hanno una cadenza regolare (ora sì, prendere carta e penna e controllare la cadenza perchè quando si fanno ravvicinate a dieci minuti dovreste correre in ospedale), sono più dolorose e intense, e durano un pò di più. E’ come un’onda marina… arriva pianin pianino, si gonfia per poi sgonfiarsi ritmicamente…
Quando le contrazioni sono ravvicinate di dieci minuti, solitamente l’utero è in fase di allargamento a tre cm; quando sono ravvicinate di cinque/tre minuti, siamo già intorno agli 8 cm… Prima vi presentate in ospedale, meglio è.
Ricordate comunque che con un parto aperto a 4 cm devono comunque ricoverarvi, anche quando dicono che il posto non c’è (con me ci hanno provato).
Avvertirete un forte mal di pancia, la voglia di spingere da dietro, forse mal di reni, forse avrete voglia di rimettere… Il dolore non ce lo toglie nessuno (tranne forse l’epidurale, se decidete di farla - ma questo è un altro discorso), ma nemmeno la meraviglia di avere un figlio tra le braccia al termine di tutta questa giostra!

Scritto da Vicky

Tra i regali di Natale, ecco quello acquistato all’ultimo minuto e, inaspettatamente, uno dei più graditi da Alessandra (23 mesi) .

Il Mio Primo Libro, marca Primì, costo € 6.70; consigliato per i bambini di età compresa tra i 12 ed i 36 mesi. Alessandra lo adora e lo consiglio vivamente.

Come si presenta

Soffice libro di stoffa, misure 25 x 25 cm, racconta sotto forma di illustrazioni la giornata dell’orsetto Tommy, dal momento del risveglio al momento della nanna. Il libro è “interattivo” perchè Tommy, così come altri personaggi e oggetti, si staccano e si riattaccano nelle varie pagine, in tal modo il bambino gioca con l’orsetto, costruendo la sua giornata.

Il gioco

Fai fare a Tommy le attività proposte. Tommy al mattino si sveglia ed osserva la sua cameretta, che cosa c’è dentro? Quali sono i suoi giochi? Di che colore sono gli oggetti? Tommy indossa il suo vestitino, apri la salopette e infila dentro l’orsetto!

Tommy va a fare colazione, chi c’è in cucina? Che cosa vede Tommy dalla finestra?

Tommy va a giocare nel prato, il suo amichetto sull’altalena ha posto anche per lui, attaccalo sul tronco e fallo dondolare! I pesci nel laghetto guizzano e la farfalla vola sul fiore! Tommy può afferrae un palloncino che vola .. Tommy è stanco e rientra a casa, fai fare a Tommy un bagnetto rigenerante e mettilo nel suo lettino, la mamma seduta accanto a lui è già pronta a raccontargli una bella storia. Buona notte Tommy.

La storia è finita, ma è pronta a ricominciare.

A che cosa serve

Il bambino più piccolo imparerà il susseguirsi degli eventi e che quel che è accaduto può essere ripetuto, le cose e le emozioni sono replicabili e la mamma che va via non sparisce per sempre, ma ritornerà. Tutto questo è profondamente rassicurante per il piccolo, specie tra i 12 ed i 18 mesi, imparerà a vivere il distacco senza traumi ed a vivere più serenamente quel momento. Il gioco si propone anche come un importante momento di sviluppo della coordinazione occhio-mano, delle capacità logico-cognitive, dell’immaginazione e dalla fantasia.

scritto ha Hilios

L’allattamento al seno è una esperienza indimenticabile,
soprattutto quando si riesce ad allattare senza
problemi.Non sempre ,ma a qualche futura mamma il
colostro,il primo latte,potrebbe uscire dal seno già in
gravidanza,come è successo a me .Già dal 5 mese
soprattutto di notte mi bagnavo tutta la maglietta.Dopo il
parto proprio il colostro sarà il primo latte per il
vostro bambino,perché la montata lattea arriverà dopo 3-5
giorni,ma anche questo dipende dalla mamma.Io dopo 2
giorni avevo già il latte.In ogni caso non vi
preoccupate,perché il colostro è un ottimo alimento per il
vostro neonato nei primi giorni:è ricco di proteine e
sali minerali e di immunoglobuline,anticorpi per
proteggere il bimbo. Quando arriverà la montata lattea,il
colostro si arricchisce di grassi e lattosio,ma “latte
maturo” diventa solo dopo circa 10 giorni dal parto.Poi
anche il latte maturo cambia:durante la notte è più
sostanzioso.Durante il giorno all’inizio della poppata
prevalgono gli zuccheri verso la fine le proteine e i
grassi.
Durante l’allattamento il miglior consiglio è seguire il
cuore della mamma e le sensazioni.Non date tanta
importanza al rispetto degli intervalli tra le poppate
(classiche 2-3 ore),magari il bimbo ha solo sete e vuole
solo bere,o semplicemente ha bisogno della vostra
presenza.il neonato percepisce la sicurezza soprattutto
quando è attaccato al seno della
mamma.Assecondatelo,fatte poppate frequenti e brevi,cosi
si abitua alle posizioni e non irrita i capezzoli.

Un’altra cosa importante è che più il seno è stimolato
più latte produce.
Poppate notturne:saranno le notti insonni,ma anche
piacevoli,perché potete allattare il bimbo anche da
sdraiate :mettete il cuscino sotto la vostra testa,il
bimbo appoggiatelo sull’angolo del cuscino,cosi ha la
testa leggermente sollevata,con una mano abbracciatelo
dall’alto (mettetelo sotto la ascella ) con l’altra
gestite il vostro seno.
Magari la prima volta sarà un po dura ma con un po’ di
pratica è la posizione più rilassante per tutti e due.Io
personalmente mi addormentavo insieme alla mia cucciola.

La cura del vostro seno:non usate assolutamente alcol o
altre sostanze essicanti sui capezzoli,
per le piccole screpolature:applicate una compressa
fredda sul seno.
per i seni troppo tesi e doloranti: impacchi di acqua
tiepida.Invece dopo ogni poppata puoi fare degli impacchi
freddi.
E’ vero che durante la poppata dall’altro seno esce il
latte da solo.Se non riuscite a tirare con il tiralatte,
che secondo me è una cosa inutile,adagiatevi in avanti e
fatte delle “spremute manuali”,all’inizio non è facile,ma
se avete mai munto una mucca non sarà difficile.
io consiglierei nei primi mesi di consumare il latte
tirato entro 48 ore altrimenti buttatelo.Il latte materno
è l’unico latte che non crea batteri nelle prime 2-4 ore
dopo averlo tolto.In freezer può essere conservato per un
mese,in frigo per 3 giorni.Secondo la mia personale
esperienza ho imparato che è meglio consumarlo prima e
non mischiare il latte di ieri con latte di oggi nello
stesso bicchiere.

Per il ruttino:in genere i bimbi lo fanno spontaneamente
basta tenerli in posizione verticale o appoggiati sulla
spalla del papà,ma se il bimbo non ha ingoiato dell’aria
può essere che non lo fa nemmeno se lo paghi.
Un consiglio sull’allattamento che mi sento di
dare:ascoltate solo le persone qualificate e non le
vicine etc: a me è stato detto che la posizione in cui
tenevo mia figlia non era giusta(questo era detto da mia
mamma) eppure mia figlia cresceva una meraviglia e ho
allattato fino a 17 mesi e mezzo!
Se non si riesce ad allattare al seno,non
importa:l’importante è che quando date loro il
latte guardateli intensamente negli occhi, miglior pappa
del vostro amore non c’è!

scritto da Agnese

BIZZE E CAPRICCI…
Autorità o indulgenza?

Prima era così bravo, mentre adesso…
I due anni non sono solo l’età dei no, ma anche l’età in cui il bambino comincia a dire “io”, a riconoscere se stesso allo specchio, a percepire il senso della propria unità corporea.
Da un lato ha bisogno della madre, non può farne a meno, dall’altro questa dipendenza contrasta con il senso di autonomia che contraddistingue ogni crescita.
Per questo spesso il bersaglio preferito dei suoi no e delle sue crisi è proprio la mamma: è da lei che il bambino si sente più dipendente, e con lei che rischia di confondersi.

Quando compaiono i primi capricci (a partire dai 2 anni), si pone per la prima volta l’estrema urgenza di sapere cosa fare in senso pedagogico ed educativo.
Come reagire? Con le buone o le cattive? E come insegnare al bambino che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, che cosa si può fare e che cosa non si deve fare? Quando intervenire con castighi e punizioni?

Il bambino, soprattutto a questa età, è sempre in movimento, sempre a caccia di nuove cose a sperimentare, ma è così maldestro che rischia di farsi male. I “no” dei genitori piovono a raffica. Come ridurre al minimo le occasioni di divieto e, quindi di nuovi capricci?

Spesso i “no” dei bambini sono proporzionali a quelli dei genitori. Anche l’oppositività si impara. Non resta che ridurre al minimo le occasioni di intervento del genitore.
- Organizzare gli spazi della casa
- Ridurre le occasioni sociali inadatte ai bambini
- Organizzare la vita a misura di bambino

Si tratta di stabilire quelle prime regole, quei primi divieti che sono alla base della disciplina infantile. E di farli rispettare, quando il bambino li trasgredisce, stabilendo un limite preciso agli impulsi e ai desideri che a volte lo travolgono, senza soffocare però la sua capacità di affermare se stesso.

Perché fa i capricci, spesso così, senza alcun motivo?
E’ difficile che i capricci del bambino siano del tutto immotivati. Per capire cosa lo spinge, bisogna cercare di mettersi dal suo punto di vista. I capricci meno frequenti, noiosi, apparentemente senza motivo, spesso sono un modo per attirare su di sé l’attenzione dei genitori (nascita di un fratellino; figlio unico che cresce; genitori particolarmente impegnati, ecc.).
- Non limitarsi al semplice castigo, per educarlo è necessario tenere conto del perché lo fa, altrimenti finirà per obbedirci solo per paura
- E’ bene parlarne con lui quando ritorna la calma, riflettere insieme sui comportamenti sbagliati, ci aiuterà a modificare anche alcuni atteggiamenti che spesso ne sono la causa
- Se si risponde ai suoi comportamenti in modo fermo, ma ragionevole, il bambino sarà disposto ad imitarli e, a sua volta, si comporterà in modo più ragionevole.

Spesso le bizze più incontrollabili scoppiano quando si vuole togliere al bambino qualcosa che, a torto o a ragione, considera di sua proprietà. Questo perché nella fantasia gli oggetti che considera suoi, gli appartengono al punto da considerarli una parte di sé.
- In questi casi è inutile tergiversare, non si può cercare di convincere il bambino venendo a patti come invece si può fare quando le bizze nascono da un’imposizione dei genitori
- Quando vi è un conflitto di proprietà è meglio intervenire con fermezza, senza curarsi troppo di strilli e strepiti
- Solo dopo che è tornata la calma, si potrà cercare di spiegargli la differenza tra “mio” e “suo”.

Il bambino ha bisogno che il genitore gli dica qualche volta di no, in modo inflessibile, ma ragionato anche se questo lo fa soffrire, in quel momento.
Tasta il terreno e cerca di comprendere fino a che punto può spingere la sua volontà di avere “tutto e subito”. In questi momenti è alla ricerca di un limite, di un contenimento che solo l’adulto può offrirgli con un chiaro sistema di regole e di divieti, con dei “no” precisi e circostanziati.

Si creano spesso situazioni molto imbarazzanti, al supermercato, al ristorante, in luoghi pubblici ed affollati. Come comportarsi per cercare di calmarlo?
Di solito non è per caso o per esibizionismo che scelgono il luogo pubblico, ma perché sanno che le loro crisi hanno più effetto, di fronte ad una platea più basta. Spesso scelgono anche gesti di grande effetto teatrale (gettarsi in mezzo alla strada, rotolarsi per terra sul marciapiede ecc.)
- In questi casi bisogna intervenire immediatamente e con autorità; con fermezza anche fisica, trascinandolo e stringendolo in braccio in modo da dargli il senso del contenimento.

Sono situazioni che richiedono metodi “forti”, per essere risolte: con sollievo di tutti, a cominciare dal piccolo provocatore che trova nel genitore un freno ai suoi capricci quando lui stesso non riesce più a controllarli e rischia di essere travolto.

Ci sono genitori troppo rigidi e intransigenti, ma anche altri che non riescono a dire “no” al bambino perché dicono “mi dispiace troppo vederlo soffrire”.
Ma lasciare correre, non intervenire mai, non è un segno d’amore per il bambino. Anche se i genitori sono convinti di rispettare così la sua libertà, la sua autonomia, spesso gli trasmettono invece un segnale di indifferenza.
Non sempre è per troppo amore che si evita di intervenire, è vero che così si eliminano molte tensioni in famiglia, ma accondiscendere a tutti i suoi desideri rappresenta la via più facile per non assumersi responsabilità.

Quanto detto non significa però che i genitori debbano utilizzare sempre i metodi forti, reagendo con la stessa aggressività del bambino.
Bisogna evitare gli eccessi sia di intervento sia di indulgenza valutando la situazione e le cause del comportamento del bambino.

L’amore del genitore, quando ama il figlio in modo narcisistico (riflettendosi in lui come in uno specchio), non è sufficiente per educare un figlio.
Bisogna invece farsi forza e prendere le distanze necessarie per poterlo non solo amare, ma anche essergli di sostegno. Senza regole e divieti il bambino cresce allo stato brado, sarà nel rapporto all’esterno, con gli altri, che lo aspetterà la resa dei conti. Se non lo educhiamo noi sarà la vita a farlo, e non sempre in modo indolore.

Come regole e divieti, anche i castighi e le punizioni fanno parte dell’educazione. Quando sono necessari? Quali sono, a questo proposito, gli errori più comuni da evitare?
La punizione va applicata solo dopo aver fissato delle norme, non può essere improvvisata lì per lì, ogni volta che nostro figlio si comporta come non vorremmo.
Il bambino deve sentire e vedere che non viene punito a seconda dell’umore dei genitori, ma solo quando infrange delle regole precedentemente date.
- Non si deve differire il castigo, ma è meglio intervenire subito
- I castighi non devono essere troppi né troppo frequenti, altrimenti perdono il loro valore

La minaccia più negativa è senz’altro il ricatto affettivo, che colpisce il bambino sul terreno in cui si sente più fragile, indifeso: quello dei sentimenti.
Ma oltre a dar corpo con le nostre parole ai suoi fantasmi interiori, suscitiamo nel bambino l’impressione che le sue angosce più terribili possano avverarsi in qualsiasi momento. Diventa così difficile per lui continuare ad avere fiducia nei genitori se il loro affetto può svanire di punto in bianco per i motivi più futili: un capriccio, una disubbidienza, uno scontro di volontà. Crescendo, il bambino che viene sottoposto troppo spesso a questo tipo di ricatto arriverà a pensare che, se le cose stanno così, non può affatto contare sull’amore dei genitori: e quindi può continuare a disubbidire, tanto cosa cambia?

E quando i genitori non seguono la stessa linea educativa: uno più indulgente e l’altra più severa o viceversa?
In genere i comportamenti incoerenti sollecitano nel bambino un certo opportunismo

- E’ importante cercare di trovare un accordo
- Stabilire una linea educativa comune, smussando le prese di posizione più rigide

Entro certi limiti, le reazioni diverse dei genitori non sono del tutto negative: il bambino comincia a imparare che i suoi comportamenti vengono recepiti in modo diverso da persona a persona. E che non può aspettarsi la coerenza assoluta da nessuno, perché non esiste.

E quando ad essere oppositivo è un bambino più grandicello?
R.Spiz ha detto che il “no” costituisce il terzo “organizzatore mentale”: quello che consente al bambino di passare da una condizione psichica di passività e dipendenza ad una posizione più evoluta di attività e autonomia. Comincia a dare prova della capacità di elaborare concetti astratti, trasformando la forza aggressiva del “no” in un’energia che alimenta l’attività mentale e che è sempre necessaria per produrre idee.
Ed è proprio per questo che il bambino oppositivo ha spesso una spiccata propensione al pensiero astratto, che si rivela nell’apprendimento soprattutto di materie come la matematica.

Attenzione ai ricatti affettivi e alle minacce
Anche se il baratto “se fai il bravo…” suona più conciliante e più positivo della minaccia, è il metodo che i bambini sono meno disposti ad accettare (a loro non piacciono troppo compromessi e mediazioni!). Anche se non si tratta di un vero e proprio ricatto, l’offerta di qualcosa in cambio dell’obbedienze è un tipo di contrattazione che confonde i valori delle cose, che contrasta con il bisogno di chiarezza che hanno i bambini.

Questa tendenza, diventa preoccupante quando sembra che il bambino non possa fare a meno di dire sempre di “no” (aspetto quantitativo), anche quando gli si propone qualcosa di piacevole. Nel rapporto con i compagni impartisce ordini e stabilisce regole assurde.
Anche se il “bastian contrario” è un bambino un po’ duro, e fa di tutto per sembrarlo, in realtà si tratta spesso di un bambino ipersensibile, che reagisce con particolare intensità agli stimoli esterni.
- E’ importante indurlo ad essere meno intransigente con se stesso
- Si tratta di far breccia nella sua “durezza” utilizzando proprio quegli atteggiamenti mentali che gli mancano, cautela, dolcezza, tolleranza, flessibilità
- Creare un clima rilassante, che non mette sul chi vive, ma lo aiuta ad allentare il suo solito stato di allerta
- Dimostrargli che può avere fiducia nei suoi genitori e che anche lui, come tutti i bambini ha bisogno del loro sostegno (quando è necessario naturalmente)
- Lasciargli autonomia e non farlo sentire in gabbia

Elogi e consensi
Ognuno di noi ha bisogno di una certa dose di consenso e approvazione, è giusto lodare il bambino quando se lo merita perché la nostra approvazione lo spinge a ripetere i comportamenti positivi. Ma come succede con castighi e punizioni, anche le lodi eccessive ed esagerate sono controproducenti, suonano false, anche al bambino.
- Attenzione agli elogi che tendono a fissare, come un marchio indelebile, un aspetto della personalità infantile (spesso si trova costretto a comportarsi da bambino grande anche se non ne prova piacere e soddisfazione)
- Anche le lodi che esprimono un confronto (tu sì che sei bravo…) sono un’arma a doppio taglio perché in questo modo le sue doti acquistano valore soprattutto attraverso la competizione, il confronto con gli altri.

Facciamo di tutto per educare nostro figlio, ma poi arrivano i nonni e lo viziano…
E’ naturale che i nonni siano spesso più indulgenti dei genitori con i nipotini. Questa indulgenza non è affatto negativa, purché non si creino veri e propri conflitti educativi fra nonni e genitori: ad esempio quando la nonna invade il campo e vuole fare da mamma, o quando i nonni assumono il ruolo di “genitori buoni” in contrasto con i “genitori cattivi” che non capiscono le ragioni del bambino e lo rimproverano o puniscono.

La figura dei nonni è importante perché non hanno l’aspettativa che il bambino cresca in fretta, con loro i bambini possono contare su una forma speciale di amicizia, fatta di comprensione e di complicità. La loro funzione è quella di tramandare la loro storia, dandogli il senso delle sue radici e dalla continuità della vita.

scritto da Rosmirk

UN ESPERIENZA CHE TI CAMBIA LA VITA

L’ AFFIDAMENTO FAMILIARE

Ho deciso di intitolare così questo articolo perché per me è stata realmente un’esperienza che mi ha cambiato la vita,mai e poi mai avrei pensato di essere in grado di amare un figlio/a non tuo.

ESSERE MAMMA DI CUORE E’ MERAVIGLIOSO!!!
Diventare madri, padri, figli …………
E’ sempre un’emozione per i genitori raccontare il momento del primo incontro con il bambino o la bambina che entrerà a far parte della famiglia, per sempre come nell’adozione o per un periodo più o meno lungo come nell’affido, ma la condivisione di questo e di tutti gli altri momenti che caratterizzano l’accoglienza  (l’informazione, il ruolo della scuola, le influenze culturali ecc.) è sicuramente di aiuto per coloro che si preparano ad accogliere un bambino (italiano o straniero) nato da altri e che porta con sè  il bagaglio del “distacco” dalla famiglia di origine od anche i ricordi che precedono il nuovo percorso di vita. Bagaglio che i genitori adottivi non devono scordare e con il quale le famiglie affidatarie devono fare i conti.
L’affidamento familiare
Cosa è l’affidamento familiare?

In Italia l’affidamento familiare è regolamentato dalla Legge 184/1983, che è stata successivamente modificata dalla Legge 149/2001.
L’affidamento familiare consiste nell’accoglienza di un minore per un periodo di tempo determinato presso una famiglia, un single o una comunità di tipo familiare, qualora la sua famiglia d’origine stia attraversando un momento di difficoltà e per vari motivi (difficoltà educative e/o genitoriali, malattia,carcerazione, ecc.) non riesca a prendersi temporaneamente cura dei figli.
L’affidamento è caratterizzato dalla temporaneità, dal mantenimento dei rapporti con la famiglia d’origine e dal rientro del minore nella propria famigliad’origine.
L’affidamento è consensuale nel caso sia condiviso e approvato dai genitori o giudiziale nel caso sia disposto dell’Autorità Giudiziaria.
L’affidamento si ottiene su richiesta della famiglia naturale ai servizi socio-assitenziali territoriali di residenza e/o su proposta dei servizi stessi o inseguito a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
L’affidamento può essere diurno o part-time (quando è limitato ad alcune ore durante la giornata), oppure residenziale (quando il minore va a vivere, per unperiodo di tempo, presso la famiglia affidataria, pur mantenendo, di norma, rapporti e incontri con la propria famiglia naturale).
L’affidamento decorre dall’accordo formale tra i servizi socio-assistenziali, la famiglia naturale e la famiglia affidataria’ ritenuta idonea’ o in base aquanto disposto dall’Autorità Giudiziaria.
L’ascolto del minore è previsto qualora abbia compiuto i 12 anni di età, mentre per età inferiori vengono individuate le forme più opportune di coinvolgimento del bambino.
La durata dell’affidamento è temporanea (da alcuni mesi fino a un massimo di due anni come disposto dalla legge). Essa viene definita, di volta in volta,nell’ambito dell’accordo tra i servizi socio-assistenziali, la famiglia naturale e quella affidataria e/o stabilita dal provvedimento dell’AutoritàGiudiziaria.
L’affidamento può cessare quando la situazione di temporanea difficoltà viene risolta dalla famiglia, da sola e/o con l’aiuto dei servizi, oppure in tutti quei casi in cui la sua prosecuzione rechi pregiudizio al minore. L’affidamento familiare è un servizio rivolto a minori, che privi temporaneamente di un ambiente familiare idoneo, possono essere affidati ad una famiglia in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui hanno bisogno.
Scopo principale dell’affidamento è il rientro del minore nel proprio nucleo familiare.
L’affidamento familiare può essere:
• A tempo pieno: quando il minore vive con la famiglia affidataria giorno e notte;
• A tempo parziale: quando il minore sta con la famiglia affidataria durante il giorno o nei fine settimana o nelle vacanze scolastiche.
Chi lo dispone
L’affidamento familiare è disposto, in applicazione delle norme contenute nella L. 184/83 e dalle modifiche previste dalla L.149/01 e dal DPR 616/77, con le seguenti modalità:
1. Affidamento disposto dall’Ente Locale su proposta dei servizi territoriali, con provvedimento esecutivo del Giudice Tutelare del luogo in cui sitrova il minore, nel caso in cui la famiglia di origine ha espresso il proprio consenso all’affidamento del minore;
2. Affidamento in attuazione di provvedimenti del Tribunale per i Minorenni, quando i genitori esercenti la potestà, ovvero il tutore, rifiutano ilconsenso all’inserimento del minore in un altro contesto familiare, ai sensi degli artt. 330 e 333 del Codice Civile.
Chi può diventare affidatario?
Chiunque può diventare affidatario: famiglie con o senza figli, coppie conviventi, persone singole.
Accogliere un bambino in affido è un’occasione per contribuire alla sua crescita in un ambiente affettivamente protetto, è una disponibilità all’accoglienza sia reale (tempi e spazi) sia emotiva da parte del nucleo ospitante

Le caratteristiche dell’affido

Le caratteristiche principali dell’affidamento sono:
• La temporaneità. L’affidamento può essere disposto per periodi brevi, medi o lunghi, in base alle esigenze del minore, alle caratteristiche delle relazioni familiari e alle motivazioni che hanno generato l’affidamento. Comunque l’affidamento, come previsto nella L.149/2001, non può avere un durata superiore a 24 mesi; l’affidamento può essere prorogato soltanto con l’intervento del Tribunale per i Minorenni e qualora la sua sospensione rechi pregiudizio al minore.
• Il mantenimento dei rapporti con la famiglia d’origine. Non bisogna mai dimenticare che il fine ultimo dell’affidamento è il rientro del minore nella famiglia naturale, una volta che questa abbia superato i problemi che ne hanno determinato l’allontanamento. Pertanto agevolare i rapporti del minore con la famiglia d’origine può renderne meno traumatico il reinserimento.
• La duttilità. Si può aiutare un bambino/a o un ragazzo/a accogliendolo a tempo pieno, ma anche a tempo parziale, condividendo con lui alcune ore al giorno, i fine settimana o le vacanze.
Differenza tra affido e adozione
L’affidamento familiare si realizza quando è stato accertato una situazione di temporaneo disagio e si conclude nel momento in cui le cause che lo hanno determinato si sono risolte e quindi il minore può rientrare nel suo nucleo di origine.
L’adozione invece si realizza quando è stato accertato una condizione di abbandono “morale e materiale” irreversibile per il bambino e quindi viene disposto in modo permanente il suo inserimento presso un nucleo familiare.
Le principali differenze tra adozione e affidamento sono:
• l’affidamento è un provvedimento temporaneo, mentre l’adozione è definitiva.
• l’affidamento prevede che il minore mantenga rapporti con la famiglia d’origine, mentre con l’adozione cessa ogni rapporto tra minore e famiglia d’origine.
• nell’affidamento non cambia la natura giuridica tra il minore e i genitori naturali; nell’adozione il minore diviene a tutti gli effetti figlio della coppia che lo adotta, acquisendone anche il cognome.
• per essere affidatario non occorre essere in possesso di particolari requisiti, mentre per essere genitori adottivi occorre essere in possesso dei requisiti indicati dalla normativa vigente (ex. matrimonio, età, ecc.)

Il percorso
Come si diventa famiglia affidataria?
L’affidamento può essere fatto a parenti o a terzi (intendendo, con questo termine, famiglie che non hanno con i minori affidati nessun rapporto di parentela).
Possono offrire la disponibilità all’affidamento coppie (coniugate e non coniugate) con figli e senza figli e anche persone singole.
Non sono fissati particolari vincoli di età degli affidatari rispetto al minore affidato.
Per offrire la disponibilità ad essere affidatari occorre rivolgersi ai servizi sociali territoriali di residenza.
Un’apposita équipe dei servizi sociali territoriali effettua incontri e colloqui di conoscenza con le famiglie disponibili all’affidamento, al fine di poter raccogliere informazioni utili a valutarne la corrispondenza rispetto alle caratteristiche e ai bisogni dei minori da affidare.
I servizi sociali territoriali riconoscono alla famiglia affidataria un contributo economico ‘di norma a carattere mensile’ ed una specifica copertura assicurativa.
Nel caso di affidamento a parenti, il contributo economico può essere di entità mensile ridotta e comunque è determinato dopo specifica valutazione della situazione socio-economica familiare da parte dei servizi. Oltre a prevedere misure di sostegno e aiuto economico comprendenti anche particolari possibilità di rimborso spese, la legge per il sostegno alla maternità e alla paternità estende gli stessi diritti in materia di congedi lavorativi e riposi giornalieri anche ai genitori affidatari.
Le famiglie affidatarie possono incontrarsi e confrontarsi con altre famiglie all’interno dei gruppi di preparazione e auto-aiuto promossi dai servizi sociali territoriali oppure possono rivolgersi anche alle associazioni che si occupano di affidamento per ricevere informazioni, sostegno e accompagnamento.

Le famiglie, con o senza figli, le persone singole che intendono effettuare l’esperienza dell’affidamento familiare,devono, contattare direttamente il Centro Affidi dove viene fissato un primo colloquio informativo; in quella occasione vengono fornite dagli operatori del Centro tutte le informazioni necessarie sull’affidamento e sull’ organizzazione del servizio.
Se la coppia o il singolo decidono di confermare la propria disponibilità a tale esperienza, vengono invitate ad effettuare il seguente percorso formativo:
• Partecipazione al gruppo di informazione-formazione: 4 incontri di due ore ciascuno per cinque settimane consecutive (orario 17.30-19.30) sui temi dell’affidamento familiare.
• Un colloquio personale di approfondimento con l’Assistente Sociale del Centro Affidi
• Un colloquio con lo psicologo del Centro Affidi
• Un colloquio di restituzione degli operatori del Centro Affidi rispetto al percorso del nucleo o single.
• Un visita domiciliare effettuata dall’Assistente Sociale del Centro Affidi
Alla fine del percorso il nucleo familiare o single vengono inseriti nella Banca Dati del Centro Affidi e verranno contattati nel momento in cui occorreattivare un progetto di affidamento familiare.

Scritto da Diavolettaelettrica

Quando la prima volta ho sentito parlare dei pannolini lavabili mi sono incuriosita, solo che l’argomento in Italia era ancora poco trattato e non sapevo a chi chiedere informazioni, non mi rendevo conto di come potevano essere fatti e poi io ho sempre i minuti contati visto che sono sempre fuori casa quindi con la nascita del mio primo figlio ho rinunciato e ho usato gli usa e getta.
Ogni tanto però parlando con una mia cara amica che li usava invece con sua figlia, tornavano a presentarsi questi benedetti pannolini lavabili quindi, conoscendo anche una persona che li vendeva on-line ho deciso di informarmi seriamente. Ho passato ore e ora a cercare notizie, a leggermi tutti i forum dove chi li usava si scambiavano informazioni ma nulla non riuscivo a convincermi tanto da comprarli e usarli anche per la sorellina in arrivo. Guardando però gli articoli in vendita online, mi hanno incuriosita le mutandine pull-up praticamente fatti dello stesso materiale dei pannolini ma con la chiusura con bottoncini laterali che permettono di sfilarli come una mutandina ottimi per abituare il bambino al vasino. Li ho comprati, male che vada mi sono detta ho buttato via qualche Euro. Invece mi sono trovata benissimo, sono morbidissime e così la mia peste non si bagna fino ai calzini ogni volta che dimentica di dire che gli scappa la pipì. Da qui la strada per acquistare i pannolini è stata brevissima. Ulteriore ricerca per informarmi sui modelli migliori, sul numero dei pannolini da acquistare e sulla manutenzione.
Nel fare il primo ordine prova mi sentivo gasatissima e mi veniva anche da ridere ripensando a tutte le volte che fra me e me avevo detto che chi li usava erano solo pazze.
Quando mi è arrivato il mio bel pacchettino e ho aperto, appena ho visto quel mondo di colori, morbidi, morbidi mi sono detta che avevo fatto bene. Li ho lavati la sera stessa per poterli provare il prima possibile e il mio piscione si è trovato bene. Ne ho pochi essendo stato il mio solo un ordine prova quindi li lavo a mano ogni volta che ne tolgo uno e così non è proprio comodo ma avendone a disposizione un numero sufficiente che ti permetta di lavare a giorni alterni in lavatrice è il massimo.
Vi riassumo brevemente quello che ho imparato io questi giorni:
Se li utilizzerete sin da subito con i bambini appena nati è meglio comprare dei pannolini a taglia (XS) fino a quando non raggiungono il peso minimo di 5 Kg quando si possono usare anche le taglie uniche (dai 5 ai 20 Kg)
Il numero ideale di pannolini è 20 per i neonati 12 per i bambini più grandi (attenzione non significa che dovete comprarne 32 perché la taglia unica vesta da 5 a 20 kg). Il costo medio del singolo pannolino lavabile è di 18,00 Euro.
Insieme al pannolino dovrete acquistare anche gli inserti assorbenti, senza i quali il pannolino sarebbe inutilizzabile. Ci sono di diverse misure e materiali. Quelli in microfibra assorbono subito ma una quantità inferiore di pipì mentre quelli in canapa assorbono di più ma più lentamente. L’ideale quindi per i grandi piscioni sarebbe mettere nello stesso pannolino un inserto di microfibra e uno di canapa.
Attenzione gli inserti asciugano più difficilmente degli pannolini quindi ne dovrete acquistare il doppio per ogni pannolino per essere certi di averli al momento del bisogno.
Lavarli è semplice a mano o in lavatrice a seconda delle esigenze. Basta un po’ di bicarbonato e dell’aceto bianco. In casi estremi tipo popò appiccicosa che macchia si può usare un di sapone di marsiglia e qualcuna in lavatrice ci mette anche pocchissimo detersivo ma meglio di no perché si cerano e non assorbono più bene e comunque anche usando solo bicarbonato e aceto vengono benissimo. Il lavaggio in lavatrice è a 60°. Mai usare varecchina o ammorbidenti.
Per asciugarli va benissimo l’asciugatrice o il termosifone d’inverno ma il metodo migliore è sicuramente il sole.
Se ne avete abbastanza da poterli lavare in lavatrice ogni giorno o a giorni alterni basta togliere il pannolino e riporlo in una pattumiera a pedale/wat bag nel caso ci sia solo la pipì, se invece ci sono altre sorprese meglio prima toglierle e passare uno spazzolino (di quello per le unghie) con un po’ si sapone poi via nella pattumiera in attesa del lavaggio a 60°.
Senza inserti si possono utilizzare anche in piscina o al mare come costumino
Per chi come me è schifosetta per togliere la cacchina cremosa basta usare i veli cattura pupù.
Non utilizzate la pomatina per il sederino o se lo fate usate i veli messi doppi perchè macchia da paura e si toglie difficilmente.
Detto questo i motivi che mi hanno convinta a utilizzarli sono stati:
in primis la salute dei miei bambini perché comunque non sono a contatto con i materiali dei usa e getta quindi corrono meno rischi di dermatiti da pannolino
inquino pochissimo perché del pannolino non butto via nulla (il velo è biodegradabile) e per lavare uso bicarbonato e aceto quindi tutte cose naturali
spendo molto meno che con gli usa e getta, specialmente se la scelta di utilizzare i lavabili viene fatta da quando il bimbo è neonato. Considerate che per comprare 20 pannolini con gli inserti doppi in microfibra e in canapa spendo circa 800 Euro contro i 2.000 Euro con gli usa e getta nei tre anni di utilizzo dei pannolini.
Posso usarli per i gli altri figli o regalarli a conoscenti (ben puliti certo)
sono bellissimi e alla moda, vi giuro chi li vede li guarda stupiti perché sono favolosi e non capiscono, poi quando lo spieghi molti ti danno della pazza ma pazienza.

Scritto da Babymary e Heidi_K

Sporco e pulito.

L’educazione al vasino e… molto altro

Le prime vere imposizioni che riceve il bambino iniziano proprio qui: e non sono così ovvie e banali come sembrano.
Fino a qualche generazione fa, erano problemi che i genitori non si ponevano. Come per l’allattamento ci si limitava a seguire regole rigide; e si metteva il bambino sul vasino il più presto possibile.

“attento a non sporcarti!”

Prima di diventare un divieto, lo sporco per il bambino è un piacere: qualcosa che si dimentica completamente da adulti, tanto forte è stata la proibizione imposta dall’educazione familiare e più in generale dalla nostra stessa cultura. Lo stesso ribrezzo per gli escrementi, che sembra un istinto così forte, non è affatto innato: è qualcosa che si impara a poco a poco, verso i due anni, quando lo sporco esercita un’irresistibile attrazione sul bambino.

Oggi le cose sono cambiate: si è più attenti alla spontaneità degli impulsi infantili che non si riflettono solo sulla sua salute, ma anche sui comportamenti e sul suo stesso carattere.

A quest’età giocare, sporcarsi, sporcarsi e giocare per lui sono la stessa cosa: entra così in contatto con gli elementi della natura , la terra, la sabbia, le pozzanghere… Li manipola, li trasforma, si imbratta, ci sguazza. E se lo si lasciasse fare giocherebbe anche con i prodotti del suo corpo, le feci: “no, non si fa!” Il divieto scatta immediato non appena si nota questo strano impulso del bambino.

Come capire qual è il momento giusto per cominciare a usare il vasino?
- In passato si iniziava molto presto, verso i 12 mesi; oggi si tende a rinviarne l’inizio fra i 18 mesi e i due anni (rispettando i ritmi spontanei della sua maturazione fisiologica), quando il bambino è in grado di controllare gli sfinteri.

Cosa sono le feci per il bambino?
- Nella loro “plasticità” le feci rappresentano la prova tangibile della creatività del suo corpo.
- Proprio per questo, la fase “anale” dello sviluppo infantile, che coincide non solo con l’educazione sfinterica, ma con le intense sensazioni di piacere, di soddisfazione e infine di orgoglio nel “produrre”, da anche un forte impulso alla creatività del bambino. E’ la fase in cui la sua mente pullula di idee e progetti che aspettano solo di poter essere concretizzati.
- Ecco perché il bambino è molto interessato a tutto ciò che può manipolare e trasformare in modo creativo: sabbia, acqua, terra, ecc.

• Succede così che se il bambino si scarica al momento e nel luogo più opportuni, viene lodato e gli si fa festa. Mentre se si comporta allo stesso modo in altre situazioni, viene sgridato e magari picchiato.
• Lo stesso oggetto appare buono e cattivo contemporaneamente.
• Il piccolo non riesce più a capire cosa si voglia da lui. Questo può interferire con il ritmo spontaneo, fisiologico dell’impulso sfinterico, alterandone la regolarità.

Come mai il bambino non prova repulsione a giocare con le proprie feci?
- Freud diceva che il ribrezzo è una delle barriere più forti che l’adulto pone alla sessualità infantile, a questa età così confusa, dilagante, da indurre il bambino ad usare eroticamente, come fonte di piacere, tutte le parti del corpo e ciò che produce, senza alcuna inibizione.
- Bisogna però evitare di imporre questa prima barriera in modo troppo rigido, ossessivo: altrimenti può riflettersi sui comportamenti e sul carattere del bambino provocando fobie e fissazioni.

L’impulso a trattenere
- Quanto più si esaspera il controllo sfinterico e la richiesta delle feci come “dono” da un lato, e dall’altro il senso di repulsione e divieto, tanto più si accentua nel bambino il disorientamento e l’impulso a trattenere.
- Nell’educazione al controllo sfinterico ci vuole quindi molto tatto, molta dolcezza e sensibilità, in modo da intuire il ritmo fisiologico del bambino e metterlo sul vasino quando prova lo stimolo, senza anticipare né posticipare troppo questo momento.
- Occorre molta attenzione e delicatezza anche a trattare le feci, senza dimenticare che il bambino si identifica con la sua produzione corporea, la sente ancora come parte di sé.

Spesso i genitori trasformano la funzione fisiologica del bambino in un rito quotidiano fatto di controlli, esortazioni, preoccupazioni. Che effetto ha questo comportamento sul bambino?
- I messaggi che si trasmettono al bambino su questo argomento sono ambigui e contraddittori: se tocca le feci, ci gioca o le esibisce nei momenti meno opportuni, sono qualcosa di “sporco”, non solo in senso igienico, ma anche morale. Quando invece esortiamo il bambino a produrle, ripetiamo gli stessi riti dell’alimentazione: “Su, da bravo, fa contenta la mamma!”. Si controllano i tempi e gli orari. Si incita il bambino, ci si preoccupa che l’abbia “fatta tutta”, si scruta con attenzione il prodotto finale.
- E’ sempre controproducente trasformare la seduta sul vasino in un “braccio di ferro” tra il bambino e la mamma. Spesso la tendenza alle contrapposizioni ostinate ha origine proprio da questi primi conflitti “anali”.
- La reazione più immediata ed evidente è spesso di tipo psicosomatico: è il caso di molte stitichezze “incurabili” dal punto di vista pediatrico che si risolvono facilmente non appena si allenta il clima di tensione che spesso si viene a creare attorno al “rito del vasino”.

C’è il rischio di trasmettere al bambino un senso di repulsione eccessiva per questi naturali prodotti del corpo? Con quali effetti?
- Se la famiglia trasmette al bambino un eccessivo senso di repulsione, di “schifo” per i suoi escrementi, il passo successivo è la tendenza a proiettare fuori di sé questa intollerabile sensazione di “sporco”. Si creano così le prima fobie per qualcosa che appare come ripugnante. E’ il caso di alcuni cibi, animali, e a volte persone, che suscitano nel bambino insieme al disgusto anche una paura incontrollabile e un incomprensibile rifiuto.

L’importanza del pudore
- L’esibizione delle feci e delle parti più intime del corpo viene subita dal bambino come una vera e propria offesa alla sua dignità di persona.
- Le cure che riguardano l’igiene del bambino, richiedono sempre uno spazio appartato, protetto da sguardi estranei, con un’attenzione rivolta esclusivamente al bambino.

Quali sono i tratti del carattere, gli aspetti della personalità su cui maggiormente influisce questa fase dello sviluppo infantile?
- Ci sono molte caratteristiche, positive e negative, che anche nel linguaggio comune vengono definite “anali”. Ostinazione e puntiglio, ma anche determinazione e capacità di porsi un obiettivo e raggiungerlo. Eccessivo attaccamento ai propri oggetti, le proprie cose, ossessività, avarizia, scarsa generosità.
- Molto dipende da come è stato vissuto da piccoli il conflitto tra l’espellere e il trattenere, il donare e il rifiutare, quali significati si sono attribuiti al piacere “anale” e al suo divieto.
- Se il controllo sfinterico viene imposto troppo presto e in modo troppo rigido, si possono accentuare i tratti “anali” più negativi del carattere.

Eppure verso i due anni sembrano così contenti di esibire il sederino o i genitali…
- Nell’esibizione di sé che il bambino fa a questa età c’è tutto l’orgoglio del proprio corpo. E lo esprime realizzando in modo attivo il desiderio di mostrarsi. Invece, essere esibito, esposto agli sguardi degli altri senza che questo esprima un proprio desiderio, e quindi senza “consenso”, rappresenta sempre una violenza.
- L’altra faccia dell’esibizionismo è il pudore, la ritrosia, la paura di mostrarsi. Sentimenti che emergono più forte quando la propria nudità è imposta, non voluta. E’ per questo che l’esibizione passivamente subita provoca vergogna, mentre quella attiva aumenta l’autostima del bambino. E’ quest’ultima che bisognerebbe accogliere senza troppi rimproveri o censure.

E’ quasi sempre la mamma che si occupa dell’educazione al vasino e del controllo delle funzioni intestinali del bambino. E il papà?
- Nel rapporto con chi si occupa della sua igiene entra in gioco l’accettazione o il rifiuto del bambino stesso. Prima ancora di essere pulito il piccolo ha bisogno di sapere che si ama tutto di lui, anche la cacca e la pipì. E questa accettazione totale è soprattutto alla mamma che la chiede, molto più che al papà. Il piccolo non si attende da lui questo tipo di accettazione affettuosa, che si aspetta invece dalla mamma.
- E’ innegabile che esiste fra madre e figlio un rapporto più viscerale e corporeo che si rilette sul loro tipo di legame affettivo e psicologico connotando in modo diverso le reciproche aspettative. Non solo il piccolo sa di essere un prodotto del suo corpo, proprio come le feci sono un suo prodotto; ma nelle sue prime fantasie sul sesso e sulla nascita associa le feci all’idea di “fare un bambino”.
- Il ribrezzo materno rappresenta quindi un disconoscimento del figlio, molto più forte, più persuasivo di quello paterno. E non è solo un’impressione: spesso è proprio attraverso la manifestazione di una ripugnanza eccessiva per le sue feci che emerge il rifiuto inconscio della madre verso il figlio.

La pipì a letto
- L’enuresi notturna è quasi sempre un disturbo psicosomatico, esprime un malessere interiore del bambino. Di solito si manifesta verso i 3-4 anni, nei periodi più critici e carichi di ansia (inizio dell’asilo, nascita di un fratellino, ecc.). Il bambino scarica le sue ansie, le sue paure, le sue pulsioni aggressive, sporcando il letto.
- L’unica cosa da fare è cercare di sdrammatizzare, e accettare questo disturbo come un fenomeno passeggero. Si tratta quindi di intervenire per cambiarlo con modi delicati, affettuosi, cercando di mitigare la propria irritazione per questo spiacevole inconveniente. E soprattutto senza farlo sentire in colpa e tantomeno punirlo.
- Interventi aggressivi che offendono e umiliano il bambino fanno sì che l’enuresi si trasformi in disturbo cronico, che spesso si protrae fino alla pubertà.
- Non è un danna né una farsa, è solo un piccolo incidente di percorso che deve rimanere molto riservato, anche in famiglia, senza diventare oggetto di conversazione con i parenti o gli amici.

Anche dopo il primo impatto dei due anni lo sporco continua ad essere presente nella vita del bambino, come riflesso dell’idea che ne hanno gli adulti, i genitori. Di solito sono le mamme, molto più dei papà ad avere la mania della pulizia. Perché?
- In genere sono le mamme che si occupano della pulizia della casa subiscono più condizionamenti sociali riguardo alla pulizia. A questi condizionamenti se ne aggiungono altri che hanno radici più profonde. Da sempre la femminilità è stata collegata a qualcosa di sporco che contamina: a partire dalle mestruazioni.
- La donna quindi, molto più dell’uomo, cerca di esorcizzare questa idea di impurità, tramandata da sempre, dandosi un gran da fare a pulire se stessa, la casa, i bambini.
- L’amore per la pulizia è certo una bella cosa. Ma da qui alla sua esasperazione, con tutti i riti ossessivi, le minuziose manie che comporta, il passo purtroppo è breve. Invece di essere un piacere spontaneo diventa un simbolo carico di troppi significati morali sociali. Al punto che si può trasmettere al bambino la fobia dello sporco quasi senza accorgersene.

Scritto da rosmirk

I nostri pargoli crescono e vediamo come dovrebbe cambiare l’alimentazione:
Da 12 a 24 mesi: Latte materno a richiesta
- Un pasto a base di cereali, verdura, tuorlo d’uovo, yogurt, formaggio fresco.
- Un pasto a base di cereali, verdure, legumi, frutta.
Principi dell’alimentazione naturale fisiologica per l’infanzia:
Allattamento al seno prolungato fino a due-tre anni.
Introduzione di proteine limitata secondo le indicazioni dei l.a.r.n. (livelli di assunzione raccomandata dei nutrienti dell’ istituto nazionale della nutrizione).
Equilibrata suddivisione tra proteine di origine animale e vegetale.
Eliminazione di latte vaccino e formaggi dalla dieta nei primi 2 - 3 anni e introduzione saltuaria e voluttuaria in seguito.
Eliminazione di saccarosio e dolcificanti nei primi 2 - 3 anni.
Dopo il periodo dell’ allattamento, privilegiare il cibo di origine vegetale di coltivazione biologica: cereali, frutta, verdura, legumi.
Dopo i 3 - 4 anni, inserire nella dieta una quota di fibra alimentare adeguata (10 gr al dì), utilizzando cereali semiintegrali.
cosa si dovrebbe mangiare nei primi anni di vita?
tanta frutta e verdura:debba essere di stagione,polposa,cotta e passata, i cereali precotti e raffinati,i legumi (da 8 mese),formaggi in quantità moderate,perché eccessivo consumo del latte provoca calciuria-perdita del calcio con le urine.quindi indebolisce l’osso per quanto esso non assimila abbastanza calcio.Non esagerare con i cibi di origine animale:carne e formaggi in particolare,uso di farine integrali o semiintegrali(rischio di malassorbimento e stitichezza da eccesso di fibra)
Dopoi primi 2-3 anni di vita la dieta di un bambino varia e diventa più libera.a questa età i bimbi cominciano frequentare la scuola di prima infanzia e quindi la dieta diventa più varia e le dosi sono piu elevate,ma state attinti e vi consiglio sempre chiedere una copia del menu scolastico,perché disattenta alimentazione puo provocare dei danni alla salute del vostro figlio.la alimentazione deve rimanere più o meno equilibrata .
La giornata alimentare del bambino va ripartita in 4 o 5 pasti, partendo dalla prima colazione che deve essere sempre presente, i due pasti principali, pranzo e cena intervallati da uno o due spuntini. La ripartizione del fabbisogno energetico giornaliero va suddivisa secondo le seguenti percentuali:

* la prima colazione deve fornire il 15-20% dell’apporto calorico giornaliero;
* lo spuntino di metà mattino il 5% dell’apporto calorico giornaliero;
* il pranzo deve coprire il 40% dell’apporto calorico giornaliero;
* la merenda il 10% dell’apporto calorico giornaliero;
* la cena il 30% dell’apporto calorico giornaliero.
L’assunzione dei diversi alimenti nel menù settimanale potrà essere effettuata con questa frequenza:
ALIMENTO FREQUENZA
Carne 4 volte
Pesce 2-3 volte
Legumi 2-3 volte
Uovo 2 volte
Formaggio 3 volte
Prosciutto cotto o Crudo magro 1 volta
Piatto unico 1-2 volte
Le verdure vanno proposte ogni giorno sia a pranzo che a cena, inizialmente passate, successivamente inserite cotte o crude in forma solida.
La frutta fresca di stagione va offerta giornalmente dopo i pasti principali o come spuntino.Condimenti: utilizzare preferibilmente olio extra vergine di oliva, sia a crudo che per la cottura. Sono da evitare soffritti e fritture. Sale: Dopo l’anno di vita si può incominciare ad usare il sale con moderazione, preferibilmente iodato.Ricordate che le buone abitudini della famiglia,le tradizioni si trasmettono ai propri figli.I nostri figli sono i nostri specchi,quindi facciamoci un po di attenzione e avremo dei piccoli belli amori.
auguri

Scritto da Agnese