BIZZE E CAPRICCI…
Autorità o indulgenza?
Prima era così bravo, mentre adesso…
I due anni non sono solo l’età dei no, ma anche l’età in cui il bambino comincia a dire “io”, a riconoscere se stesso allo specchio, a percepire il senso della propria unità corporea.
Da un lato ha bisogno della madre, non può farne a meno, dall’altro questa dipendenza contrasta con il senso di autonomia che contraddistingue ogni crescita.
Per questo spesso il bersaglio preferito dei suoi no e delle sue crisi è proprio la mamma: è da lei che il bambino si sente più dipendente, e con lei che rischia di confondersi.
Quando compaiono i primi capricci (a partire dai 2 anni), si pone per la prima volta l’estrema urgenza di sapere cosa fare in senso pedagogico ed educativo.
Come reagire? Con le buone o le cattive? E come insegnare al bambino che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, che cosa si può fare e che cosa non si deve fare? Quando intervenire con castighi e punizioni?
Il bambino, soprattutto a questa età, è sempre in movimento, sempre a caccia di nuove cose a sperimentare, ma è così maldestro che rischia di farsi male. I “no” dei genitori piovono a raffica. Come ridurre al minimo le occasioni di divieto e, quindi di nuovi capricci?
Spesso i “no” dei bambini sono proporzionali a quelli dei genitori. Anche l’oppositività si impara. Non resta che ridurre al minimo le occasioni di intervento del genitore.
- Organizzare gli spazi della casa
- Ridurre le occasioni sociali inadatte ai bambini
- Organizzare la vita a misura di bambino
Si tratta di stabilire quelle prime regole, quei primi divieti che sono alla base della disciplina infantile. E di farli rispettare, quando il bambino li trasgredisce, stabilendo un limite preciso agli impulsi e ai desideri che a volte lo travolgono, senza soffocare però la sua capacità di affermare se stesso.
Perché fa i capricci, spesso così, senza alcun motivo?
E’ difficile che i capricci del bambino siano del tutto immotivati. Per capire cosa lo spinge, bisogna cercare di mettersi dal suo punto di vista. I capricci meno frequenti, noiosi, apparentemente senza motivo, spesso sono un modo per attirare su di sé l’attenzione dei genitori (nascita di un fratellino; figlio unico che cresce; genitori particolarmente impegnati, ecc.).
- Non limitarsi al semplice castigo, per educarlo è necessario tenere conto del perché lo fa, altrimenti finirà per obbedirci solo per paura
- E’ bene parlarne con lui quando ritorna la calma, riflettere insieme sui comportamenti sbagliati, ci aiuterà a modificare anche alcuni atteggiamenti che spesso ne sono la causa
- Se si risponde ai suoi comportamenti in modo fermo, ma ragionevole, il bambino sarà disposto ad imitarli e, a sua volta, si comporterà in modo più ragionevole.
Spesso le bizze più incontrollabili scoppiano quando si vuole togliere al bambino qualcosa che, a torto o a ragione, considera di sua proprietà. Questo perché nella fantasia gli oggetti che considera suoi, gli appartengono al punto da considerarli una parte di sé.
- In questi casi è inutile tergiversare, non si può cercare di convincere il bambino venendo a patti come invece si può fare quando le bizze nascono da un’imposizione dei genitori
- Quando vi è un conflitto di proprietà è meglio intervenire con fermezza, senza curarsi troppo di strilli e strepiti
- Solo dopo che è tornata la calma, si potrà cercare di spiegargli la differenza tra “mio” e “suo”.
Il bambino ha bisogno che il genitore gli dica qualche volta di no, in modo inflessibile, ma ragionato anche se questo lo fa soffrire, in quel momento.
Tasta il terreno e cerca di comprendere fino a che punto può spingere la sua volontà di avere “tutto e subito”. In questi momenti è alla ricerca di un limite, di un contenimento che solo l’adulto può offrirgli con un chiaro sistema di regole e di divieti, con dei “no” precisi e circostanziati.
Si creano spesso situazioni molto imbarazzanti, al supermercato, al ristorante, in luoghi pubblici ed affollati. Come comportarsi per cercare di calmarlo?
Di solito non è per caso o per esibizionismo che scelgono il luogo pubblico, ma perché sanno che le loro crisi hanno più effetto, di fronte ad una platea più basta. Spesso scelgono anche gesti di grande effetto teatrale (gettarsi in mezzo alla strada, rotolarsi per terra sul marciapiede ecc.)
- In questi casi bisogna intervenire immediatamente e con autorità; con fermezza anche fisica, trascinandolo e stringendolo in braccio in modo da dargli il senso del contenimento.
Sono situazioni che richiedono metodi “forti”, per essere risolte: con sollievo di tutti, a cominciare dal piccolo provocatore che trova nel genitore un freno ai suoi capricci quando lui stesso non riesce più a controllarli e rischia di essere travolto.
Ci sono genitori troppo rigidi e intransigenti, ma anche altri che non riescono a dire “no” al bambino perché dicono “mi dispiace troppo vederlo soffrire”.
Ma lasciare correre, non intervenire mai, non è un segno d’amore per il bambino. Anche se i genitori sono convinti di rispettare così la sua libertà, la sua autonomia, spesso gli trasmettono invece un segnale di indifferenza.
Non sempre è per troppo amore che si evita di intervenire, è vero che così si eliminano molte tensioni in famiglia, ma accondiscendere a tutti i suoi desideri rappresenta la via più facile per non assumersi responsabilità.
Quanto detto non significa però che i genitori debbano utilizzare sempre i metodi forti, reagendo con la stessa aggressività del bambino.
Bisogna evitare gli eccessi sia di intervento sia di indulgenza valutando la situazione e le cause del comportamento del bambino.
L’amore del genitore, quando ama il figlio in modo narcisistico (riflettendosi in lui come in uno specchio), non è sufficiente per educare un figlio.
Bisogna invece farsi forza e prendere le distanze necessarie per poterlo non solo amare, ma anche essergli di sostegno. Senza regole e divieti il bambino cresce allo stato brado, sarà nel rapporto all’esterno, con gli altri, che lo aspetterà la resa dei conti. Se non lo educhiamo noi sarà la vita a farlo, e non sempre in modo indolore.
Come regole e divieti, anche i castighi e le punizioni fanno parte dell’educazione. Quando sono necessari? Quali sono, a questo proposito, gli errori più comuni da evitare?
La punizione va applicata solo dopo aver fissato delle norme, non può essere improvvisata lì per lì, ogni volta che nostro figlio si comporta come non vorremmo.
Il bambino deve sentire e vedere che non viene punito a seconda dell’umore dei genitori, ma solo quando infrange delle regole precedentemente date.
- Non si deve differire il castigo, ma è meglio intervenire subito
- I castighi non devono essere troppi né troppo frequenti, altrimenti perdono il loro valore
La minaccia più negativa è senz’altro il ricatto affettivo, che colpisce il bambino sul terreno in cui si sente più fragile, indifeso: quello dei sentimenti.
Ma oltre a dar corpo con le nostre parole ai suoi fantasmi interiori, suscitiamo nel bambino l’impressione che le sue angosce più terribili possano avverarsi in qualsiasi momento. Diventa così difficile per lui continuare ad avere fiducia nei genitori se il loro affetto può svanire di punto in bianco per i motivi più futili: un capriccio, una disubbidienza, uno scontro di volontà. Crescendo, il bambino che viene sottoposto troppo spesso a questo tipo di ricatto arriverà a pensare che, se le cose stanno così, non può affatto contare sull’amore dei genitori: e quindi può continuare a disubbidire, tanto cosa cambia?
E quando i genitori non seguono la stessa linea educativa: uno più indulgente e l’altra più severa o viceversa?
In genere i comportamenti incoerenti sollecitano nel bambino un certo opportunismo
- E’ importante cercare di trovare un accordo
- Stabilire una linea educativa comune, smussando le prese di posizione più rigide
Entro certi limiti, le reazioni diverse dei genitori non sono del tutto negative: il bambino comincia a imparare che i suoi comportamenti vengono recepiti in modo diverso da persona a persona. E che non può aspettarsi la coerenza assoluta da nessuno, perché non esiste.
E quando ad essere oppositivo è un bambino più grandicello?
R.Spiz ha detto che il “no” costituisce il terzo “organizzatore mentale”: quello che consente al bambino di passare da una condizione psichica di passività e dipendenza ad una posizione più evoluta di attività e autonomia. Comincia a dare prova della capacità di elaborare concetti astratti, trasformando la forza aggressiva del “no” in un’energia che alimenta l’attività mentale e che è sempre necessaria per produrre idee.
Ed è proprio per questo che il bambino oppositivo ha spesso una spiccata propensione al pensiero astratto, che si rivela nell’apprendimento soprattutto di materie come la matematica.
Attenzione ai ricatti affettivi e alle minacce
Anche se il baratto “se fai il bravo…” suona più conciliante e più positivo della minaccia, è il metodo che i bambini sono meno disposti ad accettare (a loro non piacciono troppo compromessi e mediazioni!). Anche se non si tratta di un vero e proprio ricatto, l’offerta di qualcosa in cambio dell’obbedienze è un tipo di contrattazione che confonde i valori delle cose, che contrasta con il bisogno di chiarezza che hanno i bambini.
Questa tendenza, diventa preoccupante quando sembra che il bambino non possa fare a meno di dire sempre di “no” (aspetto quantitativo), anche quando gli si propone qualcosa di piacevole. Nel rapporto con i compagni impartisce ordini e stabilisce regole assurde.
Anche se il “bastian contrario” è un bambino un po’ duro, e fa di tutto per sembrarlo, in realtà si tratta spesso di un bambino ipersensibile, che reagisce con particolare intensità agli stimoli esterni.
- E’ importante indurlo ad essere meno intransigente con se stesso
- Si tratta di far breccia nella sua “durezza” utilizzando proprio quegli atteggiamenti mentali che gli mancano, cautela, dolcezza, tolleranza, flessibilità
- Creare un clima rilassante, che non mette sul chi vive, ma lo aiuta ad allentare il suo solito stato di allerta
- Dimostrargli che può avere fiducia nei suoi genitori e che anche lui, come tutti i bambini ha bisogno del loro sostegno (quando è necessario naturalmente)
- Lasciargli autonomia e non farlo sentire in gabbia
Elogi e consensi
Ognuno di noi ha bisogno di una certa dose di consenso e approvazione, è giusto lodare il bambino quando se lo merita perché la nostra approvazione lo spinge a ripetere i comportamenti positivi. Ma come succede con castighi e punizioni, anche le lodi eccessive ed esagerate sono controproducenti, suonano false, anche al bambino.
- Attenzione agli elogi che tendono a fissare, come un marchio indelebile, un aspetto della personalità infantile (spesso si trova costretto a comportarsi da bambino grande anche se non ne prova piacere e soddisfazione)
- Anche le lodi che esprimono un confronto (tu sì che sei bravo…) sono un’arma a doppio taglio perché in questo modo le sue doti acquistano valore soprattutto attraverso la competizione, il confronto con gli altri.
Facciamo di tutto per educare nostro figlio, ma poi arrivano i nonni e lo viziano…
E’ naturale che i nonni siano spesso più indulgenti dei genitori con i nipotini. Questa indulgenza non è affatto negativa, purché non si creino veri e propri conflitti educativi fra nonni e genitori: ad esempio quando la nonna invade il campo e vuole fare da mamma, o quando i nonni assumono il ruolo di “genitori buoni” in contrasto con i “genitori cattivi” che non capiscono le ragioni del bambino e lo rimproverano o puniscono.
La figura dei nonni è importante perché non hanno l’aspettativa che il bambino cresca in fretta, con loro i bambini possono contare su una forma speciale di amicizia, fatta di comprensione e di complicità. La loro funzione è quella di tramandare la loro storia, dandogli il senso delle sue radici e dalla continuità della vita.
scritto da Rosmirk