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Archive for the ‘Maternità’ category

Sarebbe il sogno di ogni genitore poter scegliere in anticipo il sesso del bimbo da concepire; ormai è risaputo che gli spermatozoi dell’uomo possono essere di due tipi: tipo maschile Y e tipo femminile X mentre l’ovulo della mamma contiene sempre e solo il cromosoma femminile X. Se l’uovo X viene fecondato da uno spermatozoo maschile Y nascerà un bambino XY; se l’uovo X viene fecondato da uno spermatozoo femminile X nascerà una bambina XX. Tutta questa matematica per cercare di confondervi e  non ammettere che il sesso del nascituro anche se indirettamente lo decide il papà.

La domanda del secolo è: Che cosa determina la scelta dello spermatozoo??? E’ possibile aiutare il destino per far si che scelga un cromosoma anziché un altro??? Secondo alcune teorie SI. Di seguito vediamo come:

1. Scelta del giorno: se programmi il rapporto sessuale prima dell’ovulazione il bambino sarà maschio; se invece il rapporto sarà programmato dopo l’ovulazione sarà femmina. Questo semplicemente perché gli spermatozoi maschili Y sono più veloci ma meno resistenti rispetto ai femminili forse meno irruenti ma moooooolto più longevi (un po come nella vita vera no?)
2. Posizione: Se la penetrazione è profonda (per esempio nella posizione del missionario lui sopra e lei sotto) gli spermatozoi maschili Y  percorrono un tratto più breve e soprattutto evitano di stazionare troppo nel primo tratto della vagina che è particolarmente acido. Se la penetrazione è poco profonda, invece, sono avvantaggiati gli spermatozoi X femminili.
3. Fasi lunari: la luna crescente favorisce il concepimento di una femmina mentre la luna calante quella di un maschietto.
4. Alimentazione: se consumate alimenti ricchi di sodio e potassio avrete un maschietto, se invece consumate alimenti ricchi di calcio avrete una femminuccia.
5. Tabella cinese: in base a questa antica tabella ritrovata sepolta dopo quasi 700 anni, incrociando il mese di concepimento con l’età della madre in quel momento, è possibile ricavare il sesso del bambino con una precisione del 90%.
Le migliori probabilità di concepire un maschietto si hanno se il concepimento avviene nel mese di luglio quando la madre ha 18, 20, 30 o 42 anni.
Le migliori probabilità di concepire una femminuccia si hanno se il concepimento avviene nel mese di aprile quando la madre ha 21, 22, o 29 anni. Segue tabella mese-di-concepimento

Ovviamente sono teorie non supportate dalla scienza ma, è un po come l’orosocopo, certe volte ci azzeccano. Buona fortuna e soprattutto Auguri;  è la cosa più bella che vi può accadere; maschio o femmina che sia.

Scritto da Etabeta

 

Quando si è alla ricerca di un bambino oppure si cerca di evitare una gravidanza la temperatura basale è un’esperienza da fare sicuramente.

E’ forse il metodo più economico che ti permette di controllare l’andamento del ciclo e di individuare con certezza i giorni fertili e quello dell’ovulazione.

Personalmente l’ho trovata comoda (specialmente se non si hanno ancora figli che ti fanno svegliare di notte) perché ti impegna giorno per giorno, ti permette di avere ogni volta dei dati da confrontare sia giornalmente che mensilmente, da modo di conoscere meglio il proprio corpo e da certezze e conferme.

Tanto per iniziare serve comprare in farmacia un termometro specifico per la misurazione della temperatura basale (si chiama Ginecolas costo Euro 20,00 circa). Questo perché a differenza degli normali termometri a mercurio, hanno i numeri dei gradi più grandi e distanziati quindi è più facile leggerli anche la mattina quando si è ancora poco sveglie.

In alternativa si può utilizzare il normalissimo termometro digitale, meno costoso e più veloce. La misurazione è semplice e va fatta per via orale, rettale oppure vaginale. Personalmente consiglio quella vaginale meno fastidiosa della rettale e più precisa della orale.

In pratica ogni mattina appena svegliate prima di fare qualsiasi altra cosa, stendete la mano sul vostro comodino, prendete il termometro (se quello a mercurio già scaricato la sera prima) e lo inserite nella vagina. Aspettate circa 5 minuti oppure aspettate di sentire il suono digitale e leggete i dati. Consiglio di annotare il valore su un foglio di carta subito altrimenti si rischia di dimenticarlo.

I dati ottenuti giornalmente durante il ciclo vanno inseriti su un grafico, meglio ancora se vi iscrivete al fertility friend qui di seguito trovate il link http://www.fertilityfriend.com/ (facile, gratuito, chiaro e di ottimo effetto anche per i ginecologi dato che molti non ne conoscono l’esistenza).

Una volta compilato il grafico di un intero ciclo mestruale potrete notare (se tutto va bene) che la temperatura ha un andamento bifasico.

Che parolone! Cosa significa? Semplice, significa che nei giorni prima dell’ovulazione la temperatura sarà più bassa mentre una volta ovulato la temperatura subisce un aumento di circa tre decimi di grado.

Nel caso in cui non è possibile notare quest’andamento bifasico ma la temperatura sale e scende in modo irregolare oppure si mantiene costante durante tutto il ciclo ci troviamo di fronte a un ciclo anovulatorio cioè una mancata ovulazione.

Questo non deve allarmare, due o tre volte durante l’arco di un anno può capitare ed è fisiologico. Nel caso in cui invece il grafico mostra un andamento trifasico, cioè temperatura bassa nei primi giorni, rialzo dopo l’ovulazione e ulteriore rialzo intorno al 7°/10° giorno post ovulazione allora correte a comprare un test di gravidanza perché siete molto probabilmente rimasta incinta.

Leggendo in rete ci sono delle regole molto fiscali sulla misurazione della temperatura, ma posso garantirvi che anche non misurandola sempre alla stessa ora oppure dormendo per 5/6 ore di fila si ottengono gli stessi risultati, perciò non fatevi una malattia se vi siete alzate per andare in bagno oppure per cullare il bambino durante la notte, basta rimettersi al letto dormire il tempo che si può e poi misurarla. Chiaro che se la sveglia è impostata alle 7 del mattino e voi vi alzate per cullare il bambino alle 6:50 dovete prima misurarla altrimenti poi non avrete dati per quel giorno.

Un’altra cosa che ritengo scorretta e noi donne lo facciamo, è confrontare la nostra tb con quella di altre persone. Poi prendono mille paura perché io ho la temperatura media intorno ai 37 gradi mentre invece la mia amica intorno a 36.5. Ogni persona è diversa e ha la propria temperatura quindi evitate confronti.

Vi ricordo che avere il raffreddore o la febbre influenza chiaramente la temperatura che non sarà veritiera, lo stesso l’assunzione di alcuni medicinali (vedi il progesterone ad esempio) oppure l’assunzione di bevanda alcoliche. Non fate come me però che mi negavo persino una birra piccola nei fine settimana con gli amici per paura che mi sballasse la temperatura. Bevetevi la vostra birretta o il bicchiere di vino tranquillamente non succede nulla a meno che non decidiate di ubriacarvi.

Una cosa importante, oltre a misurare la temperatura basale, cercate di osservare anche il muco cervicale visto che i due dati insieme sono quasi infallibili. Se poi state cercando una gravidanza, ricordate che con la tb capirete di avere ovulato solo dopo 2/3 giorni dal momento in cui è successo quindi quando ormai è troppo tardi per avere rapporti mirata a concepire.

Scritto da Babymary e Vicky

Il mio consiglio è quello di non precipitarti a comprare un test al minimo ritardo del ciclo. Potrebbe essere colpa del cambio di stagione, di un periodo particolarmente stressante, a volte addirittura un motivo psicologico inconscio, quindi stringi i denti e, se ci riesci, attendi almeno una settimana di ritardo.
Bene, ce l’hai fatta: è arrivato il fatidico momento e hai la possibilità di sapere se sei incinta! In pochi minuti, puoi ottenere un risultato sicuro al 99 %. Ma per fare il test nelle migliori condizioni possibili, stai molto attenta alle istruzioni.

Come funziona il test di gravidanza:
I test di gravidanza venduti in farmacia sono dei test urinari, ovvero evidenziano al contatto con le urine la presenza nelle stesse dell’ormone hCG (gonadotropina corionica), che è presente solamente nelle donne in gravidanza. Il test (può presentarsi sottoforma di bastoncino o di cartina) contiene degli anticorpi che reagiscono in presenza dell’ormone di gravidanza. Una linea blu o una croce appaiono in funzione del tuo stato “incinta” o “non incinta” (i segni possono esseri diversi a seconda delle marche, controlla bene sulle istruzioni).

Da ricordare: il livello d’hCG è massino tra la 7a e la 12a settimana di gravidanza. Poi il livello di hCG diminuisce, ed è anche per questo motivo che si hanno meno nausee dopo le prime 12 settimane di gravidanza (se si è fortunate!). In seguito, il livello di ormoni diventa stabile per tutta la gravidanza e si mantiene tale fino a 3 settimane dopo il parto.

Quando fare il test?
Anche se la maggior parte dei test più sensibili può essere fatta in qualsiasi momento della giornata, è meglio fare il test di mattina, subito dopo essersi svegliate, perché l’urina è più concentrata. In questo modo anche in caso di gravidanza recente il test sarà più facilmente positivo. Quel che conta è seguire attentamente le istruzioni sulla confezione. Non bisogna bere molto prima di effettuare il test: l’assorbimento di un’abbondante quantità di liquido potrebbe anzi diluire l’ormone della gravidanza.

I test acquistati in farmacia sono attendibili al 100%?
Un test è infallibile se è positivo. Sono veramente molto rari i casi di falsi positivo.
Al contrario, si possono avere dei falsi negativi  (anche in caso di gravidanza) se il test viene effettuato troppo presto oppure se è scaduto (controllate quindi la confezione al momento dell’acquisto!). La maggior parte dei test più sensibili presenti sul mercato sono affidabili fin dal primo giorno di ritardo delle mestruazioni. Se si hanno dei dubbi, è consigliabile rifare il test qualche giorno dopo in caso di un primo risultato negativo.

Come si usa un test?
La maggior parte dei test funzionano nello stesso modo. Basta immergere il test nel bicchiere di plastica dove è stata raccolta l’urina (appena fatta) o sotto il getto direttamente e si potrà leggere la risposta circa 3 minuti dopo (la durata cambia in funzione delle marche).
Di solito ci sono due caselle: una che si colora sempre (il colore varia al variare della marca del test) e serve a verificare il giusto funzionamento del test; nell’altra, in caso di test positivo, potrebbe apparire una lineetta o un segno positivo che indica la presenza di un certo livello di hCG. Se il test è negativo non apparirà nulla.

Che cos’è l’ormone della gravidanza ?
La gonadotropina corionica, chiamata più comunemente hCG o beta-hCG, è l’ormone prodotto dal trofoblasto (lo strato di cellule che si forma all’inizio dello sviluppo embrionale e che darà poi origine alla placenta) nel momento in cui l’embrione si impianta nell’utero.
La quantità di hCG presente nell’organismo della donna incinta raddoppia il suo valore ogni 2-3 giorni fino a raggiungere il tasso più elevato dalla 7a alla 12a settimana di gravidanza per poi diminuire nel periodo successivo. Tale diminuzione spiegherebbe in parte la diminuzione delle nausee dopo il primo trimestre. Ma, anche se diminuisce, l’hCG continua a essere presente nel sangue e nelle urine per tutta la gravidanza

Quanto costa un test di gravidanza ?
La maggior parte dei test venduti in farmacia si comprano in scatole da uno e da due pezzi. Il prezzo va dai 10 € (per un test) ai 25 € (per le scatole da due). Nella maggioranza dei casi non occorre la ricetta del medico, che è invece necessaria se si preferisce il test di gravidanza effettuato sul sangue. Tale test, eseguito solo da laboratori specializzati, è molto affidabile e funziona secondo lo stesso principio dei test di gravidanza fatti in casa. Di solito i risultati vengono consegnati nel giro di 24 ore/48 ore.

E’ meglio il test sulle urine o quello sul sangue?
I test di gravidanza possono essere fatti in casa in qualsiasi momento e sono molto affidabili. Ma, se il risultato è positivo, il medico ti farà eseguire comunque un test sul sangue (Beta- hCG), che è più affidabile in quanto la reazione positiva è più tempestiva. Infatti gli ormoni appaiono nel sangue prima di essere eliminati nelle urine.

Si può fare il test subito dopo un rapporto non protetto?
No, sarebbe completamente inutile. Se anche si fosse verificata la fecondazione dell’ovulo, occorreranno almeno 6-8 giorni prima che l’ovulo fecondato, dopo aver attraversato le trombe di Falloppio, raggiunga l’utero. In seguito l’embrione deve impiantarsi nella mucosa uterina affinché la gravidanza vada avanti e l’ormone hCG venga prodotto, ma occorre ancora qualche giorno perché il tasso di tale ormone sia abbastanza elevato da poter essere rilevato nelle urine.
Ecco perché bisogna aspettare circa 10 giorni dopo la fecondazione prima di ottenere un risultato affidabile.

Si può fare un test dopo un aborto?
Il livello di ormoni rimane ancora elevato per alcune settimane dopo un aborto. Quindi la “lettura” del test è assai difficile in quel periodo. Il risultato “incinta ” potrà essere dovuto a una nuova gravidanza o al tasso di hCG residuo nel sangue in seguito alla gravidanza precedente.

Ecco un test positivo:

Sensibilità di alcune marche di test di gravidanza:

Professional gravi-strip 10mIU/ml
QuickVue+ One-Step hCG Combo 10 mIU/ml per il siero
QuickVue+ One-Step hCG Combo 20 mIU/ml per lurina
Neo-o-Test 20mIU/ml
Conferma Plus 20 mIU/ml
Analysis Timetest 20 mIU/ml
Professional Gravi-card 25 mIU/ml
Biorapid Hcg 25 mIU/ml
First Signal S 25 mIU/ml
Gima Test 25 mIU/ml
Confidelle 25 mIU/ml
Signo hCG 25 mIU/ml
Illa test 25 mIU/ml
Predictor 50 mIU/ml
ClearBlue 50 mIU/ml
First Responce 100 mIU/ml

N. B.: più alto è il valore mIU/ml meno sensibile è il Test.
Se decidete di fare un test di gravidanza già al primo giorno di ritardo, è consgliato utilizzare i primi test nella lista ( da 20 o 25 mIU/ml).

Buona fortuna ragazze!

scritto da Vicky

Il ciclo mestruale è l’insieme dei meccanismi che portano la donna all’ovulazione, cioè alla maturazione della cellula uovo o ovocita. L’intero ciclo è sotto il controllo dell’ipofisi (una ghiandola situata alla base del cervello, che fabbrica gli ormoni necessari all’ovulazione), e dell’ipotalamo (anch’esso situato nel cervello, che regola la produzione degli ormoni da parte dell’ipofisi).

Il ciclo mestruale dura in media 28 giorni e si divide in due fasi.
Nella prima fase, che va dal primo al 14° giorno del ciclo, l’ipofisi produce due ormoni, l’FSH (follicolo-stimolante) e l’LH (luteinizzante). Il primo serve a far giungere a maturazione il follicolo, una specie di sacchetto contenente la cellula uovo, e a stimolare lo stesso follicolo a produrre gli estrogeni (gli ormoni che rigenerano la mucosa uterina sfaldatasi dopo l’ultima mestruazione, e che stimolano l’ipofisi a produrre l’LH).

E’ proprio l’elevata concentrazione dell’ormone luteinizzante a provocare l’ovulazione: il follicolo scoppia facendo fuoriuscire la cellula uovo che entra nelle tube di Falloppio (piccoli condotti che collegano l’ovaio all’utero) ed è pronta ad essere fecondata da uno spermatozoo.

Nella seconda fase del ciclo mestruale, nel caso sia avvenuta la fecondazione, la parte del follicolo che è rimasta nell’ovaio (il corpo luteo) inizia a produrre, oltre agli estrogeni, anche un altro ormone, il progesterone: quest’ultimo prepara la mucosa dell’utero a ricevere l’uovo fecondato, favorendo l’immagazzinamento di sostanze nutritive e un maggior afflusso di sangue. Nel caso invece l’uovo non sia stato fecondato, il corpo luteo degenera e cessa la produzione di ormoni.

Parte della mucosa uterina si stacca e viene espulsa assieme all’ovulo non fecondato, dando origine ad una perdita di sangue che dura alcuni giorni e che non è altro che la mestruazione.

CICLO MESTRUALE
Ciò si verifica ciclicamente a cadenza all’ incirca mensile. Ogni mestruazione si verifica a conclusione di un ciclo di attività ovarica. Pertanto la regolarità del ciclo è espressione della regolarità dell’ attività ormonale ovarica.

Menarca (prima comparsa delle mestruazioni)
Nella maggior parte delle donne la prima mestruazione (menarca) si verifica nell’ età compresa tra i 10 e i 16 anni. Quando la prima mestruazione compare prima dei 10 anni si parla di pubertà precoce, mentre quando compare tra i 16 e i 18 anni si parla di ritardo puberale o menarca ritardato.
La mancata comparsa della mestruazione oltre i 18 anni di età viene definita amenorrea primaria.

Menopausa (cessazione definitiva delle mestruazioni)
La menopausa, cioè la cessazione definitiva delle mestruazioni, si verifica mediamente intorno ai 50 anni. Quando le mestruazioni cessano prima dei 45 anni si parla di menopausa precoce, mentre quando cessano dopo i 55 anni si parla di menopausa tardiva.

Ciclo mestruale regolare
Per durata del ciclo mestruale si intende l’ intervallo di tempo che intercorre tra il primo giorno di una mestruazione e il primo giorno della mestruazione successiva. La durata del ciclo mestruale può essere variabile. Solitamente si considera normale una periodo cha va dai 25 ai 31 giorni, con una media di 28 giorni. C’ è chi considera con maggiore ampiezza i limiti della normalità, estendendoli in un periodo che va dai 21 ai 36 giorni.

Il ciclo viene suddiviso in due fasi:
- Prima fase (fase preovulatoria, o proliferativa, o follicolare, o estrogenica).
- Seconda fase (fase postovulatoria, o secretiva, o luteinica o progestinica).

L’ ovulazione è l’evento che separa le due fasi.
La donna può soggettivamente riconoscere il momento dell’ ovulazione in base ad alcuni segni:
- presenza di una tipica leucorrea (perdite bianche) dovuta all’ aumento di produzione del muco cervicale in fase preovulatoria - episodio di dolore al basso ventre (di breve durata e a spontanea risoluzione) dovuto al verificarsi dell’ ovulazione - aumento della temperatura basale  dovuto all’ azione del progesterone subito dopo l’ ovulazione.
Tali segni, utili nel riconoscere il periodo fecondo, sono anche alla base dell’ utilizzo dei cosiddetti metodi naturali di contraccezione.

In caso di cicli irregolari o cicli lunghi, mentre la durata della prima fase (preovulatoria) è variabile, la durata della seconda fase (postovulatoria o luteinica) solitamente ha una durata media di 12-16 giorni. Quando la fase postovulatoria o luteinica dura meno di 10-11 giorni, si parla di fase luteinica corta o insufficenza luteinica.

Alterazioni del ciclo mestruale
Quanto descritto finora riguarda le caratteristiche di normalità del ciclo mestruale. Talora però possono verificarsi delle irregolarità del ciclo, le quali non sempre hanno un significato patologico, ma spesso possono essere il risultato di alterazioni dell’equilibrio ormonale. In altri casi possono essere causate o favorite da alcune patologie a carico dell’ apparato genitale (come ad esempio può succedere in caso di flussi mestruali eccessivamente abbondanti in una donna affetta da fibromatosi uterina).

AMENORREA
completa assenza delle mestruazioni per almeno 3 mesi. Nella vita della donna è fisiologica l’ assenza delle mestruazioni nei seguenti periodi: infanzia, gravidanza e allattamento, menopausa.

Amenorrea primitiva o primaria: quando non vi è ancora stata la prima mestruazione al raggiungimento dei 17 anni di età.

Amenorrea secondaria: scomparsa delle mestruazioni per un periodo superiore ai tre mesi, dopo un periodo di mestruazioni più o meno regolari. Ciò può dipendere da vari problemi: ormonali, psicogeni, patologie genitali o generali (extragenitali), eccessivo dimagrimento (anoressia).

POLIMENORREA
quando le mestruazioni sonno eccessivamente ravvicinate, si verificano cioè con intervallo di tempo inferiore ai 25 giorni (cicli brevi, con flussi ravvicinati). Ciò può comportare, in particolar modo in caso di flussi abbondanti, una condizione di anemia conseguente all’ eccessiva perdita di sangue.

OLIGOMENORREA
quando le mestruazioni si verificano ad intervalli di tempo superiori ai 36 giorni (cicli lunghi, con flussi distanziati).

IPOMENORREA
termine usato per definire flussi mestruali più scarsi della norma, di quantità inferiore a 20 ml.. Solitamente si ritiene che la quantità di sangue perso in una mestruazione normale sia intorno ai 35 ml, anche se ovviamente nella pratica quotidiana risulta difficile da valutare con precisione.

IPERMENORREA
termine usato per indicare flussi mestruali abbondanti, di quantità superiore a 80 ml..

MENORRAGIA
perdita di sangue mestruale eccessivamente abbondante, a carattere emorragico, per una durata più lunga rispetto alla mestruazione regolare.

METRORRAGIA
perdita di sangue di variabile entità (abbondante o scarsa) che si verifica in maniera indipendente dal periodo mestruale, oppure in un periodo in cui non dovrebbero esservi mestruazioni (gravidanza, postmenopausa o prima della pubertà).

MENOMETRORRAGIA
perdita di sangue iniziata con la mestruazione e persistente per più giorni anche dopo il periodo mestruale, solitamente abbondante.

DISMENORREA
mestruazione particolarmente dolorosa.

Dismenorrea primaria o essenziale:
non sono riconoscibili eventuali patologie a cui attribuirne la causa.

Dismenorrea secondaria: mestruazioni dolorose che compaiono successivamente, cioè in donne che in precedenza non avevano mestruazioni dolorose. Spesso sono presenti situazioni infiammatorie o l’endometriosi.

Spesso alcune di queste irregolarità del ciclo possono essere associate tra di loro. Ad esempio è possibile avere flussi mestruali abbondanti e ravvicinati; in tal caso si parla di iper-polimenorrea. Tale situazione, qualunque sia la causa, è comunque da non sottovalutare, in quanto comporta nel tempo una perdita eccessiva di sangue con conseguente anemia.

In presenza di alterazioni del ciclo mestruale o di mestruazioni particolarmente dolorose è bene eseguire degli accertamenti ginecologici utili a ricercare le possibili cause (ad esempio: problemi ormonali, endometriosi, fibromatosi, ecc.) o a correggere gli effetti (ad esempio: dolore, anemia, infertilità, ecc.) delle irregolarità mestruali.

MESTRUAZIONI. CHE ODIO!
Le mestruazioni sono spesso considerate da noi donne come un fastidio, come un’ingiustizia. Spesso, specialmente se abbiamo mestruazioni dolorose, ci troviamo ad invidiare gli uomini perché non le hanno. Invece, le mestruazioni sono il mezzo che abbiamo per procreare, sono un dono prezioso che gli uomini non hanno.

Parlando di mestruazioni dolorose, sembra che circa il 60% delle donne soffrano di dolori mestruali (dismenorrea), chi semplici dolori di pancia, chi addirittura mal di testa e di stomaco. Perché? Se non ci sono cause organiche, molto spesso questo stato di cose dipende da un fattore psicologico. Il rifiuto del proprio corpo e della propria femminilità porta a somatizzare un malessere esistenziale. Le terapie possibili sono:

- quella psicologica, se il malessere ha origini psicosomatiche;
- quella farmacologia: antidolorifici o la pillola anticoncezionale;
- l’agopuntura: sembra che con questo mezzo si ottengano risultati apprezzabili;
- la fitoterapia: Alchemilla e Maggiorana attutiscono i dolori e un infuso di menta piperita, invece, serve a regolarizzarle;
- l’omeopatia;
- i massaggi;
- la dieta: ridurre i carboidrati, la carne rossa ed i latticini

LA SINDROME PREMESTRUALE
Non è una vera e propria malattia e per questo viene spesso sottovalutata dai ginecologi, eppure ne soffre quasi la metà delle donne in età fertile. Si riferisce ad un gruppo di sintomi fisici ed emotivi che fanno la loro comparsa 7-10 giorni prima delle mestruazioni e che in alcuni casi possono anche accompagnare il flusso mestruale. Colpisce soprattutto le donne giovani che non hanno avuto figli.
La causa è ormonale: dipende, cioè, dalla produzione di ormoni da parte delle ovaie, estrogeni e progesterone. Inoltre, durante il periodo che precede le mestruazioni, le pareti dell’utero producono un grande quantità di prostaglandine; queste sostanze provocano contrazioni dell’utero e restringimento dei vasi con conseguenti dolori mestruali e sintomi diversi che vengono avvertiti in quei giorni. La tensione premestruale è caratterizzata da nervosismo, irritabilità, instabilità emotiva, depressione dell umore, ritenzione idrica, sensazione di gonfiore, mal di testa, stanchezza e dolore al seno. La maggior parte delle donne ha uno o più di questi sintomi abbastanza regolarmente.

DOMANDE SUL CILO
Come si calcola il ciclo mestruale?
Per ciclo mestruale si intende l’intervallo di tempo che intercorre tra una mestruazione e l’altra, per cui si calcola a partire dal primo giorno del flusso mestruale a quello successivo (e non dal giorno in cui cessano le mestruazioni). Solitamente il ciclo mestruale varia tra i 26 ed i 32 giorni. Il momento ovulatorio cade all’incirca giorni prima dell’arrivo delle mestruazioni.

Qual è il periodo fertile del ciclo?
Secondo Ogino-Knaus, il periodo più fertile è compreso tra il decimo ed il diciottesimo giorno del ciclo.
Questo NON vuol dire che durante gli altri giorni non esista la possibilità di rimanere incinta.

scritto da Vicky

Cos’è?
Il citomegalovirus (CMV) è uno degli otto membri attualmente conosciuti della famiglia degli herpesvirus che infettano l’uomo.

Come si trasmette?
Il CMV si può trovare nei fluidi corporei come sangue, saliva, urina, lacrime, liquido seminale, liquido vaginale.
L’infezione si trasmette mediante il contatto diretto delle nostre mucose (bocca, naso, occhi, genitali) con i fluidi di persone infette.

Come si manifesta?

Infezione primaria
Quando si manifesta per la prima volta si parla di infezione “primaria”. L’infezione passa il più delle volte inosservata, in altri casi invece si manifesta con sintomi simili a quelli di una comune sindrome parainfluenzale: febbre, gola infiammata, stanchezza e ghiandole ingrossate. Raramente, provoca una sintomatologia simile alla mononucleosi. L’infezione primaria si risolve man mano che l’organismo sviluppa una risposta immunitaria attraverso la produzione di anticorpi (IgG e IgM) e cellule (linfociti) in grado di contrastare il virus. Gli IgM rappresentano la prima risposta all’infezione, la loro durata è limitata: generalmente non sono più rintracciabili a distanza di tre-sei mesi dall’infezione.

Al contrario, gli IgG una volta prodotti rimangono per sempre, sono una sorta di memoria dell’organismo. L’infezione dura una o due settimane nell’adulto in buona salute, dopodiché il virus entra in uno stato detto di “latenza”, perché non può più replicarsi.

Infezione riattivata
In particolari condizioni il virus può riattivarsi e riprendere a replicarsi. Le riattivazioni possono essere anche frequenti, ma generalmente non danno sintomi degni di nota. Quando il virus si riattiva, o quando l’individuo infetto viene nuovamente colpito da un CMV che proviene da un altro individuo, si parla di infezione “secondaria” o “ricorrente”.

Nei bambini che vengono infettati entro il terzo anno di vita, l’infezione dura molto più che nell’adulto, in media 18 mesi, con un minimo di 6 e un massimo di oltre 40. Per tutto questo tempo, questi bambini sono infettivi e possono trasmettere il virus ad altri. Tra i bambini di meno di tre anni che frequentano asili nido ce n’è almeno uno su quattro che elimina CMV attraverso le urine e la saliva.

I soggetti con infezione riattivata, quindi, non essendo a conoscenza dell’infezione in corso, contribuiscono alla diffusione del virus. Per questi motivi, non sono attuabili misure di prevenzione: un soggetto non immune può venire a contatto con molte persone che eliminano il virus, contraendo così l’infezione. A questo riguardo, non si può far altro che mettere in pratica alcune misure preventive soprattutto nell’accudire bambini in età prescolare. Occorre però sempre tenere presente che sono necessari contatti stretti e prolungati affinché la trasmissione avvenga.

Perché è pericoloso in gravidanza?
In gravidanza, l’infezione da CMV può essere trasmessa al feto (trasmissione verticale) sia durante un’infezione primaria che a seguito di riattivazione o reinfezione della madre. Tuttavia, è importante tenere ben presente che eventuali patologie fetali malformative o di altro tipo sono causate pressocché esclusivamente da un’infezione primaria.
L’infezione primaria si può verificare una sola volta nella vita. Pertanto, se una gestante ha già contratto in passato l’infezione (e quindi sviluppato i relativi anticorpi), questa non può ripetersi in caso di ulteriore contatto con il virus.

C’è un modo semplice per accertare se si è già contratta o meno l’infezione primaria da CMV: è sufficiente determinare la presenza di anticorpi specifici per CMV mediante un prelievo di sangue. Se sono presenti IgG specifiche, il soggetto è immune (o sieropositivo) per CMV. È particolarmente importante per una donna fare questo accertamento prima della gravidanza.

l CMV è la causa di infezione congenita più comune, con un’incidenza pari all’1-3% dei nati vivi negli USA. In Italia l’incidenza è inferiore, ma si stima che nascano ogni anno circa 1.500 bambini con infezione congenita da CMV. Di questi dai 300 ai 500 soffre o svilupperà nel tempo conseguenze permanenti dell’infezione.

Questi dati sono sicuramente sottostimati, perché quando il danno si manifesta anni dopo la nascita, è difficile risalire a CMV come causa. A questo proposito è interessante notare che in uno studio recente è stato possibile dimostrare che tra i bambini con grave compromissione dell’udito, il 27% era nato con infezione congenita da CMV.Tra i neonati che nascono con infezione congenita da CMV e manifestano sintomi, il 10% non sopravvive, il 60% svilupperà vari gradi di compromissione dell’udito, il 45% soffrirà di ritardo mentale, il 35% di paralisi d’origine cerebrale, il 15% di compromissione della vista.

Tra i neonati che nascono con infezione congenita da CMV e non manifestano sintomi, tutti sopravvivono, ma nel tempo il 7-15% manifesta vari gradi di compromissione dell’udito, il 2-10% soffre di disturbi dell’apprendimento, meno dell’1% di paralisi d’origine cerebrale e l’1-2% di compromissione della vista.

Quando preoccuparsi?
Quasi tutte le infezioni che provocano sintomi nei neonati avvengono o poco prima del concepimento o nei primi tre mesi di gravidanza in donne che vengono a contatto con il virus per la prima volta, ovvero con un’infezione primaria in atto.

La percentuale di trasmissione da madre a feto può arrivare al 50% dei casi nelle infezioni primarie. Purtroppo circa il 30% dei feti infettati soffrirà di gravi handicap.

Se l’infezione avviene nei 6 mesi che precedono il concepimento le probabilità di infezione del feto e di sintomi alla nascita sono inferiori. In uno studio recente su 12 donne che avevano contratto l’infezione tra le 2 e le 18 settimane prima della gravidanza, solo una ha dato alla luce un bimbo infetto ma senza sintomi. Accade che infezioni congenite si verifichino in seguito a infezioni secondarie o ricorrenti, ma in questi casi è raro che ne conseguano sintomi o affezioni gravi nei neonati, perché le madri, già immunizzate prima della gravidanza, proteggono il feto con i loro anticorpi. La frequenza di infezioni congenite da infezioni ricorrenti varia dallo 0,2 al 2%.

scritto da Vicky

Toxoplasmosi

Che cos’è?

La toxoplasmosi è una zoonosi causata dal Toxoplasma gondii, un microrganismo che compie il suo ciclo vitale solo all’interno delle cellule. Il parassita può infettare moltissimi animali (dai mammiferi agli uccelli, dai rettili ai molluschi) e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione con carne infetta. Il Toxoplasma gondii non si trova solo nella carne, ma anche nelle feci di gatto e nel terreno in cui abbia defecato un gatto o un altro animale infetto.

Fonti di infezione

Studi recenti (tra cui uno pubblicato sul British Medical Journal, che ha coinvolto anche due centri italiani di Napoli e Milano) indicano, tra le principali fonti di infezione, il consumo di carne cruda e semicruda (carpaccio, prosciutto crudo, capocollo, tartara, salsicce, carne salata ed essiccata). Dai risultati emerge che i fattori di rischio principali sono legati all’alimentazione (dal 30 al 63% dei casi dovuti all’assunzione di carne di maiale e agnello poco cotta). È quindi necessario evitare di assaggiare la carne mentre la si prepara e lavarsi molto bene le mani sotto acqua corrente dopo averla toccata. Uno studio eseguito su donne italiane riporta che, se si evita di mangiare carne cruda, semicruda e salumi durante la gravidanza, può essere evitato il 41% delle infezioni in gravidanza.

Un’altra fonte di contaminazione (accertata recentemente anche da uno studio** pubblicato sul British Medical Journal realizzato sulle donne europee) è la terra di orti e giardini, dove animali infetti possono aver defecato. È quindi necessario che chi svolge attività di giardinaggio si lavi molto bene le mani prima di toccarsi la bocca o la mucosa degli occhi; lo stesso vale per il consumo di ortaggi e frutta fresca, che va lavata accuratamente sotto acqua corrente.

Infine, negli ultimi anni si è ridimensionata l’attenzione nei confronti del gatto come portatore della malattia, in particolare se si tratta di un gatto domestico, alimentato con prodotti in scatola e la cui lettiera è cambiata tutti i giorni. Il vero serbatoio della toxoplasmosi è invece rappresentato dai gatti randagi, che si infettano cacciando uccelli e topi contaminati, e che possono defecare nel terreno rilasciando Toxoplasma anche per diverse settimane.

Come si manifesta

La toxoplasmosi si presenta il più delle volte con una lieve sintomatologia, in particolare si tratta di un disturbi quali gonfiore alle ghiandole della testa e del collo, febbricola, dolori muscolari o articolari, stanchezza; è talora possibile, tuttavia, che la malattia non segnali la sua presenza con malesseri particolari.

Cosa fare subito

Appena scoperto lo stato di gravidanza, recatevi dal vostro medico che sicuramente vi sottoporrà al toxo test, un esame per stabilire se siete protette dagli anticorpi (e quindi se prima della gravidanza avete contratto la malattia). Questo esame andrà poi ripetuto con una frequenza mensile per tutta la durata della gravidanza e permetterà al medico di intervenire, in caso di contagio, con le terapie adatte a ridurre al minimo il rischio di passaggio della malattia al feto.

Come viene diagnosticata

Si giunge alla diagnosi attraverso un’analisi del sangue, finalizzata a ricercare degli anticorpi specifici (test IgG-IgM). Se le IgG risultano positive e le IgM negative, significa che la persona ha già contratto l’infezione e quindi ora è protetta. Se le IgG sono negative c’è il rischio di contrarre l’infezione, quindi andranno prese delle specifiche precauzioni. Se le IgM sono positive, si potrebbe trattare di infezione in atto con il conseguente rischio di trasmissione al feto.

Le IgM possono permanere a lungo (un anno e oltre), anche se l’infezione è superata. Per questo motivo, nei casi in cui le IgM risultano positive, è importante richiedere il test di avidità delle IgG, con cui è possibile stabilire se l’infezione è pregressa, cioè è stata contratta da almeno 3-4 mesi (presenza di IgG più “mature”, quindi ad alta avidità). Questo test permette di escludere un’infezione in corso o recente e di aumentare le probabilità di sospetto, ma non dà una certezza del 100%.

Come si cura

Nel caso di contagio durante la gravidanza, è possibile bloccare la trasmissione dell’infezione al bambino attraverso un trattamento antibiotico. Il più utilizzato è quello con spiramicina, un antibiotico ben tollerato sia dalla madre sia dal feto. Qualora il feto risulti contagiato, uno studio*** multicentrico (consultabile su Am. J. Obstet. Gynecol., 1999) ha dimostrato che esistono combinazioni antibiotiche più efficaci (pirimetamina e sulfadiazina con acido folinico per ovviare a eventuali problemi al midollo osseo causati da questi farmaci) almeno nell’impedire la comparsa di postumi all’anno di vita; l’uso di questa combinazione è d’obbligo quando la trasmissione dell’infezione al feto ha un riscontro attraverso l’amniocentesi. Nel caso in cui il trattamento non sia stato adeguato o sia iniziato troppo tardi, il bambino potrebbe avere una malattia grave già visibile alla nascita.

Con le attuali possibilità di trattamento, almeno il 90% dei bambini con toxoplasmosi congenita nasce senza sintomi evidenti e risulta negativo alle visite pediatriche di routine. Solo attraverso indagini strumentali più raffinate possono essere rilevabili piccole anomalie a carico dell’occhio e dell’encefalo.

Le probabilità di trasmissione dell’infezione materna al feto aumentano man mano che la gravidanza progredisce: i bambini la cui mamma abbia contratto la toxoplasmosi dopo le 16-24 settimane di gestazione appaiono spesso normali alla nascita, anche se opportune indagini strumentali possono mettere in rilievo alcune anomalie. I feti contagiati nelle prime settimane di gravidanza sono quelli che subiscono le conseguenze più gravi dell’infezione congenita: interruzione spontanea della gravidanza, idrocefalia, lesioni cerebrali che possono provocare ritardo mentale ed epilessia, ridotta capacità visiva che può portare fino alla cecità.

Nel terzo trimestre il contagio è anche più frequente, ma le conseguenze sono molto meno gravi: spesso il bambino nasce apparentemente indenne e la malattia è rivelata solo attraverso analisi di laboratorio. Naturalmente, il bambino entra subito in cura non appena viene diagnosticata la malattia.

Precauzioni in gravidanza

Prestate attenzione a ciò che mangiate:

  • Evitate carne cruda o poco cotta, salumi e insaccati;
  • Dopo aver manipolato carne cruda evitate di toccarvi gli occhi, il naso e la bocca con le mani non lavate;
  • Per maggior sicurezza potete congelare la carne (compresi gli insaccati) a una temperatura inferiore a –12,5°;
  • Lavate bene le stoviglie e i piatti che sono stati a contatto con carne cruda;
  • Lavate accuratamente la frutta e la verdura prima di mangiarla;
  • Non mangiate verdura e frutta al ristorante;
  • Non bevete acqua non imbottigliata;
  • Non bevete latte crudo (non pastorizzato);
  • Non mangiate uova crude, né zabaione o maionese.

Se avete un gatto in casa:

  • Chiedete ad altri di vuotare la sua lettiera e se non avete nessuno che possa farlo al posto vostro,  indossate sempre guanti e vuotatela ogni giorno perché  le cisti del parassita si schiudono dopo tre giorni a temperatura ambiente;
  • Non fatelo uscire per evitare che si cibi di topi e uccelli;
  • Alimentatelo solo con cibi secchi o ben cotti.

In giardino

  • Indossate sempre i guanti, perché la terra potrebbe essere contaminata da feci di gatto;

scritto da Vicky

Listeriosi

Cos’è?

La listeriosi è una malattia batterica causata da germi che possono essere isolati dal terreno, da vegetali e da molte specie animali. La Listeria monocytogenes è un batterio che mantiene la sua vitalità anche a  zero gradi o a temperature di pastorizzazione. L’optimum di crescita è 37-38°C. Resiste anche all’effetto dell’essicamento e del congelamento. La listeria può trovarsi nei cibi conservati in frigorifero o nel latte non pastorizzato.

Fonti di infezione

I principali cibi implicati sono le insalate con cavoli contaminati, latte anche pastorizzato, formaggi freschi, paté, prodotti di carne suina insaccati e hot dog; alcuni studi epidemiologici hanno suggerito anche il ruolo del pollo poco cotto o di salsicce non cotte. La listeriosi è stata descritta anche nei veterinari e in altri soggetti a stretto contatto con animali infetti. Per la maggior parte dei casi  si tratta di una malattia trasmessa dagli alimenti. Il germe è molto diffuso nell’ambiente e può ritrovarsi in tutti gli alimenti crudi.  La cottura completa dei cibi è in grado di distruggerla. Il germe può essere trasmesso dalla madre al feto nell’utero o durante il passaggio attraverso il canale del parto infetto. Raramente si sono manifestale epidemie attribuite materiale contaminato ad esempio nei reparti nido degli ospedali. Sono stati segnalati casi di lesioni papulari causate da contatto con materiale infetto. Il periodo di incubazione medio è di circa 3 settimane ma, in corso di epidemie si sono verificati casi dopo periodi variabili  da 3 a 70 giorni dal contatto con materiale infetto. Gli individui infetti possono eliminare i microrganismi con le feci per diversi mesi, mentre le madri di neonati possono eliminare secrezioni vaginali ed uterine infettanti per circa 7-10 giorni dopo il parto. I principali serbatoi della listeria sono: il suolo, il  foraggio, l’acqua, il fango ed i silos. L’utilizzo delle granaglie stoccate nei silos come alimento zootecnico corrisponde ad un aumento nell’incidenza di listeriosi negli animali. Rappresentano un serbatoio anche i mammiferi domestici e selvatici infetti, il pollame e l’uomo che frequente è portatore fecale asintomatico ed eliminatore di listerie con le feci.

Come si manifesta

La patologia umana si verifica generalmente nel contesto della gravidanza o di stati caratterizzati da compromissione della risposta immune per malattia o farmaci ed è legata alla trasmissione alimentare. A differenza di molti microrganismi trasmessi con gli alimenti che causano principalmente malattie gastrointestinali, Listeria monocytogenes dà luogo a manifestazioni invasive come meningite, setticemie e morte fetale.

Il microrganismo è presente nella normale flora intestinale degli individui sani; una diminuzione dell’acidità gastrica ed un’alterata funzione gastrointestinale possono aumentare il rischio di malattia.L’incidenza della listeriosi nell’uomo è divenuta oggetto di crescente attenzione grazie al riconoscimento del ruolo dei cibi contaminati nella trasmissione della malattia sia epidemica che sporadica.La listeriosi associata alla gravidanza si verifica più frequentemente nel terzo trimestre e causa nella donna gravida febbre, dolori muscolari, malessere, dolori lombari accompagnati talvolta da diarrea, nausea e vomito, mentre a carico del prodotto del concepimento si verificano parto prematuro, morte fetale intrauterina o infezione precoce. La listeriosi neonatale si può manifestare con setticemia, insufficienza respiratoria, lesioni cutanee, ascessi diffusi a molti organi (fegato, milza, ghiandole surrenali, polmone) o con meningite. Infine la listeriosi non associata alla gravidanza si verifica generalmente in soggetti immunocompromessi o negli anziani, e si manifesta con setticemia, meningite ad andamento torpido, infiammazioni cardiache o sintomi gastrointestinali.

Come viene diagnosticata

La diagnosi si basa sulla sintomatologia e sull’isolamento del microrganismo da sedi normalmente sterili, come il sangue, il liquido cefalorachidiano o il liquido amniotico.  

Come si cura

Mediante terapia antibiotica (ampicillina + aminoglucoside o trimetoprim-sulfametoxazolo), che deve essere proseguita anche per molte settimane nei casi più gravi, che spesso hanno prognosi infausta.

 

Precauzioni in gravidanza

·         Poiché  la Listeria può crescere anche in frigorifero e sopravvivere in freezer, si trova di solito nei prodotti pronti per il consumo (e che, quindi, non vengono cotti prima del consumo). L’aspetto, l’odore e il sapore degli alimenti contaminati non è diverso dal cibo sano, per cui non è possibile distinguerli.

  • Non mangiare carni pronte al consumo come hot dog e salsicce se non vengono riscaldate finché appaiono bollenti e fumanti.
  • Non mangiare formaggi molli come la feta, il Brie, il Camembert, formaggi con le venature blu come il gorgonzola e quelli messicani. Questo tipo di formaggi sono meno acidi e più umidi dei formaggi stagionati e costituiscono il terreno ideale per la crescita di alcuni batteri. I formaggi stagionati, quelli a pasta filata come la mozzarella, quelli pastorizzati come i formaggini, i formaggi in crema (tipo Philadelphia) e i cottage cheese (tipo Jocca) si possono mangiare tranquillamente. I formaggi molli possono essere mangiati se cotti finché non formano le bolle.
  • Non mangiare patè o creme di carne freschi, mentre si possono mangiare quelli sterilizzati (in scatola).
  •  Non mangiare pesce affumicato, a meno che non sia un ingrediente di un piatto ben cotto. Esempi di pesce fresco affumicato sono: salmone, trota, merluzzo, sgombro. Questi prodotti si trovano nel banco frigo o nel reparto gastronomia dei negozi di alimentari e dei supermercati. Il pesce in scatola come il tonno o il salmone possono essere mangiati in tranquillità.
  • Non bere latte crudo (non pastorizzato) e non mangiare alimenti che contengono latte crudo (come alcuni formaggi). Il parmigiano e il groviera, fatti con latte crudo, sono considerati sicuri, perchè molto stagionati.
  • Mangiare carne, pollo e pesce solo ben cotti.
  • Dopo aver manipolato dei cibi crudi, lavare le mani con acqua calda e sapone e lavare gli utensili con acqua  calda e detersivo prima di riusarli.
  • Lavare accuratamente frutta e verdura prima di mangiarla.
  • Consumare i cibi deperibili precotti o già cotti il prima possibile e comunque non oltre la data di scadenza. Riscaldare fino al bollore gli avanzi.
  •  Pulire spesso il frigorifero, le superfici dove si cucina e gli utensili.
  • Usare un termometro da frigo per essere sicuri che il frigorifero stia sempre ad una temperatura di +4°C o inferiore.
  • Quando si cucina, lavare spesso le mani e le superfici.
  • Non permettere la contaminazione crociata tra alimenti cotti e crudi.
  •  Cuocere alle temperature adatte e raffreddare velocemente i cibi cotti se si intende conservarli.

 

 

 

 

 

 

 

 

scritto da Vicky

Nausea

Disturbo simpatico. Lo giuro. Così viene beffardamente chiamata in “medichese” la nausea gravidica. Dove simpatico sta per sistema nervoso autonomo che regola il sintomo. Per chi ci è passato suona però di presa in giro, perché in quel perenne malessere dei primi mesi di gestazione di “simpatico” non c’è proprio niente. Nausea e vomito sono tra i sintomi più diffusi in gravidanza. Per alcune donne sono addirittura il primo segnale. Vorrei però tener distinte due manifestazioni che spesso vengono confuse.

NAUSEA
Colpisce il 90% della gravide ed in generale compare tra la 6^ e l’8^ settimana per risolversi o ridimensionarsi tra la 12^ e la 14^ per ricomparire, a volte, nell’ultimo mese di gravidanza. Il principale imputato è il mutamento ormonale, ossia il famoso Beta-hCG o gonadotropina corionica umana, un ormone prodotto dal corpo luteo. Quest’ormone raggiunge la massima produzione tra la 5^ e la 14^ settimana fino all’impianto della placenta. Ciò che accade nell’organismo della gestante è un processo di difesa immunitaria che provoca una maggiore secrezione dei succhi gastrici. E’ questa sensibilità maggiore che provoca quel profondo senso di fastidio, accompagnato da un vero e proprio malessere.
Di solito questi disturbi, preceduti da un senso di vuoto allo stomaco, sono più presenti al mattino (ma non sempre, nella mia prima gravidanza stavo male dalle 3 del pomeriggio in poi…) e possono essere scatenati dalla vista o dall’odore di particolari cibi o sostanze e associarsi a volte al cambiamento del gusto. Se la nausea compare negli ultimi mesi di gravidanza, spesso associata a bruciori di stomaco, è causata dalla pressione che l’utero ingrossato esercita sullo stomaco, provocando reflusso dei succhi gastrici, e non dai capelli del bambino, come dicono alcuni miti popolari….
n questa fase è importante:
• Mangiare poco ma spesso
• Limitare l’assunzione di bevande durante i pasti
• Evitare cibi fritti o estremamente grassi
• Non sdraiarsi subito dopo il pasto ma tenere una posizione eretta per almeno quaranta minuti. Lo so che è dura!!
Oltre a queste cause fisiologiche occorre considerare anche l’influenza emotiva della donna in questa delicata fase. La nausea può esser anche fattore psicosomatico causato da una paura inconscia della gravidanza.

Elenco di seguito qualche suggerimento per alleviare quel fastidioso senso di disagio causato dalla nausea ma tengo a precisare che ogni donna è a sé e deve trovare da sola ciò che riesce ad alleviare questo disturbo. Io avevo tratto giovamento da alimenti asciutti come la pizza bianca.
La maggioranza dei casi di vomito in gravidanza non richiede particolari cure mediche. Anche se per chi ne soffre sono un grande fastidio, nausea e vomito non provocano danni e conseguenze per il bambino, che nei primi tre mesi attinge direttamente alle riserve della mamma accumulate prima dell’inizio della gravidanza, e non risente nemmeno di un suo mancato aumento di peso.
Se la nausea e il vomito vi debilitano ci sono diversi provvedimenti che potete prendere.
• Evitate gli alimenti raffinati, fritti e speziati, l’alcol e il caffè.
• Se la nausea compare al mattino, quando lo stomaco è vuoto e il livello degli zuccheri nel sangue è più basso, è bene mangiare qualcosa a letto prima di alzarsi. Andranno benissimo i crackers.
• Mangiate poco e spesso.
• Smettete di fumare. Le mamme fumatrici, o che vivono in ambienti con fumatori, sono molto più soggette a soffrire di nausea e vomito delle altre.
• Affidatevi ai vostri gusti personali, senza sforzarsi di mangiare cibi non graditi nella convinzione che facciano bene. Quello che importa è che l’alimentazione sia varia ed equilibrata.
• Se la nausea si accentua sotto lo stimolo di alcuni odori, cercate di stare alla larga dalla cucina. La tempesta ormonale che avviene durante i nove mesi, infatti, acuisce il senso dell’olfatto favorendo una particolare repulsione per certi cibi o bevande, di cui magari in precedenza si era ghiotte, provocando un improvviso attacco di nausea. Tenetevi lontane dalla cucina.
• Sorseggiate acqua gasata con limone spremuto o radice fresca di zenzero grattugiata.
Quando nausea e vomito sono lievi non vi è pericolo né per la mamma né per il bambino; possono, però, costituire un problema se la mamma inizia a perdere peso perché i cibi ingeriti non riescono ad essere assimilati.

IPEREMESI O VOMITO INCOERCIBILE
L’iperemesi gravidica è diversa dal solito malessere mattutino con nausea e vomito. Molte donne affette da malessere mattutino ritengono di vomitare tutto quello che ingeriscono, ma se continuano ad aumentare di peso e non sono disidratate, non sono affette da un’iperemesi gravidica. La perdita di peso, la disidratazione e la chetosi confermano la notevole entità del vomito. I fattori psicologici hanno, nell’iperemesi gravidica (che interessa lo 0,5-2% delle gestanti), un’importanza preminente, tanto che l’iperemesi è stata a lungo considerata un disturbo psicosomatico, espressione di tratti di personalità. Ci sarebbe in pratica una specie di inconscia “reazione di rifiuto” verso la gravidanza. Questa tesi è stata rafforzata dall’osservazione del miglioramento e addirittura della scomparsa di questi sintomi in gravide allontanate da situazioni o ambienti psicologicamente stressanti. In realtà, alla base di tale disturbo, sembra esserci una complessa interazione di fattori biologici, psicologici e socioculturali. Entrano in gioco, infatti, anche reazioni allergiche verso sostanze di derivazione embrionale, deficienze vitaminiche (come la vitamina B6), deficit di ormoni corticosurrenalici e, soprattutto, livelli eccessivi di gonadotropina corionica (Beta-hCG). Quest’ultimo fattore, in particolare, spiegherebbe l’aumento della sintomatologia caratteristico delle gravidanze multiple e delle patologie del trofoblasto. Anche la fisiologica riduzione della secrezione, del tono e della motilità gastrica è sicuramente in gioco come fattore predisponente. Trattamento medico: il ginecologo può decidere di affrontare tale disturbo avvalendosi di medicinali e nei casi più gravi può essere necessario un trattamento medico con ricovero in ospedale, per la somministrazione di liquidi per via endovenosa e di farmaci contro il vomito; in tal caso si resta a digiuno durante il ricovero fino alla cessazione del vomito.

Consultate il medico se…
• Notate una piccola quantità di urine scure
• Non trattenete i liquidi
• Compaiono vertigini stando in piedi e vi sentite deboli
• Notate palpitazioni o tachicardia (frequenza cardiaca accelerata)
• Vomitate sangue

Curiosità:
TANTA NAUSEA? SARA’ FEMMINA!
Tratto da www.clicmedicina.it
Si sospetta da tempo che il sesso del nascituro possa influire sull’insorgenza e sulla severità dell’iperemesi gravidica materna. In particolare, l’appartenenza del feto al sesso femminile sembra essere in questo senso un elemento aggravante, provocando talora forme di iperemesi molto gravi. Già nel 1999, un gruppo di ricercatori svedesi, ha pubblicato su Lancet uno studio che dimostra l’associazione tra iperemesi e feto femmina. Gli autori hanno dimostrato che l’iperemesi è associata as alti livelli di Beta-hCG (l’ormone della gravidanza). Nelle gravidanza con feto di sesso femminile i livelli di Beta-hCG sono superiori rispetto ai casi di gravidanza con feto di sesso maschile.

La più recente ricerca condotta in Malesia, di tipo retrospettivo, ha analizzato 166 gestanti asiatiche, ricoverate in ospedale per iperemesi gravidica. I ricercatori malesi hanno valutato la relazione tra sesso del nascituro e livelli di markers metabolici, biochimici, ematologici e clinici correlati alla severità dell’iperemesi. L’analisi dei dati ha permesso di evidenziare che il sesso femminile del feto era associato al riscontro di elevati valori di chetonuria e di urea sierica nella madre e determinava un incremento del 60% del rischio di sviluppare una iperemesi gravidica. I ricercatori hanno anche rilevato che, allorché al momento del ricovero ospedaliero per iperemesi erano presenti nella madre sia chetonuria che alti livelli di urea, l’83% dei feti risultava di sesso femminile. Gli autori dello studio sottolineano che, benché siano necessarie ulteriori ricerche per confermare la relazione tra i due fattori, questi dati già suggeriscono fortemente una reale associazione tra sesso femminile del nascituro e severità dell’iperemesi gestazionale.

Molto discutibili sono però le conclusioni di Peng Chiong Tan e dei suoi colleghi, per lo meno dal punto di vista etico. Il ricercatore malese infatti sostiene che: “Se si riuscisse a confermare che il sesso femminile del feto è il più importante fattore responsabile dell’insorgenza di iperemesi gestazionale, si potrebbe proporre, alle donne che ne hanno sofferto in precedenti gravidanze, il ricorso alla fertlizzazione in vitro, con diagnosi genetica pre-impianto e trasferimento in utero di soli embrioni maschili, al fine di evitare la complicazione”.

scritto da Vicky

La villocentesi viene effettuata di solito a 11-12 settimane. In caso di risultato patologico l’eventuale interruzione di gravidanza può essere effettuata mediante raschiamento uterino sotto sedazione (in pratica si dorme per 5 minuti). Il limite di legge per interrompere la gravidanza con un raschiamento è 12 settimane + 6 giorni.

L’amniocentesi si effettua solitamente a 16-18 settimane. In caso di risultato patologico l’interruzione di gravidanza viene effettuata attraverso l’induzione del travaglio abortivo, sotto analgesia. Fa seguito l’eventuale raschiamento uterino se occorre l’eliminazione di frammenti placentari residui. Il limite di legge per interrompere la gravidanza secondo questa modalità è intorno alla 23° settimana. Non esiste però un limite netto: è importante ricordare che se il feto mostra segni di vita alla nascita, esso verrà rianimato.

Alcuni riportano per la villocentesi rischi di aborto superiori rispetto all’amniocentesi. In realtà il rischio di aborto di base nel primo trimestre è più alto, cioè molti più feti vengono abortiti spontaneamente nel primo trimestre rispetto a secondo trimestre. In mani esperte, l’amniocentesi e la villocentesi hanno rischi di aborto sostanzialmente sovrapponibili.

La scelta tra le due metodiche di diagnosi invasiva dipende da vari fattori. Ad esempio la villocentesi viene eseguita solo in pochi centri, perchè richiede operatori di maggiore esperienza. Inoltre il laboratorio è attrezzato per gestire solo un certo numero di prelievi. Infine, se la decisione di effettuare diagnosi invasiva viene presa dopo la 13° settimana, non ha senso effettuare la villocentesi (eccetto in casi selezionati), perchè non cambia la modalità dell’eventuale interruzione di gravidanza (induzione del travaglio abortivo dopo la 13° settimana, come previsto dalla legge 194/78).

scritto da Vicky

Villocentesi

La villocentesi è un prelievo dalla placenta, che si esegue dopo la 10° settimana di gestazione per via transaddominale, sotto controllo ecografico continuo. Il rischio di aborto è 1%. La villocentesi si esegue introducendo un ago attraverso la parete addominale materna. Non è necessario l’utilizzo di farmaci analgesici, antibiotici o tocolitici (cioè che inibiscano le contrazioni uterine). Prima della villocentesi si esegue un controllo ecografico, allo scopo di verificare la posizione del feto e della placenta e la biometria fetale (per accertare le dimensioni fetali e quindi l’epoca gestazionale). L’operatore sceglierà il punto più idoneo per l’inserimento dell’ago. Non c’è rischio di lesioni fetali dirette, poichè il prelievo viene eseguito sotto controllo ecografico continuo. Si effettua il prelievo di piccoli frammenti placentari. Dopo l’estrazione dell’ago, si effettua ecografia di controllo per visualizzare il battito cardiaco fetale.

Nelle pazienti Rh negative si esegue sieroprofilassi con immunoglobuline anti-D.

I frammenti placentari (villi coriali) vengono inviato al laboratorio per l’analisi. Le cellule vengono fatte crescere su un apposito terreno di coltura, questo richiede un certo tempo (generalmente un paio di giorni per il risultato del test diretto, intorno a 2 settimane per la coltura completa).

La villocentesi non è particolarmente dolorosa, ma può essere fastidiosa, soprattutto quando si muove l’ago durante il prelievo. Dopo la procedura è consigliabile riposo per due giorni. Nel caso in cui si verifichino perdite ematiche o di liquido amniotico, dolore pelvico intenso (lievi dolori tipo crampi mestruali possono essere normali), è bene rivolgersi immediatamente al medico.

Il rischio di aborto è dell’1%.

Nello 0,5-1% dei casi si può verificare il fallimento dell’esame citogenetico. In questo caso può essere ripetuto il prelievo.

Nell’ 1% dei casi all’esame citogenetico si evidenzia la presenza di mosaicismo cellulare (cioè la presenza di cellule con corredo genetico diverso nello stesso prelievo). Può essere indicata l’amniocentesi o la cordocentesi per il chiarimento diagnostico.

Cosa si vede con la villocentesi

Si evidenzia la presenza di anomalie del cariotipo, quali la sindrome di Down, e la presenza di riarrangiamenti cromosomici visibili al microscopio. Non si ricercano le malattie genetiche se non c’è un’indicazione precisa, come precedenti casi in famiglia di una certa malattia. Questo perchè le malattie genetiche sono migliaia, e non è possibile testarle tutte. E’ quindi possibile che, nonostante il risultato del cariotipo sia normale, il bambino nasca con una malattia genetica.

scritto da Vicky